CAGLIARI. Entra nel vivo l'inchiesta della procura della Repubblica sul progetto immobiliare da 140mila metri cubi che la Sitas è impegnata a realizzare a tempo di record alle spalle della spiaggia di Tuerredda e nell'area storica di Malfatano: il pm Daniele Caria ha sentito il sovrintendente ai beni archeologici Marco Minoja. Caria, che indaga contro ignoti, ha sentito Minoja come persona informata sui fatti. Il sovrintendente ha chiarito la posizione del suo ufficio sui ritrovamenti archeologici di cui è ricco il sito al centro dell'intervento di edilizia turistica. A pochi passi dalla 'spa' il centro benessere in costruzione vicino alla spiaggia sono emersi circa un anno fa i resti di una fornace di epoca romana e altri manufatti in corso di classificazione. La sovrintendenza ha imposto alla Sitas la presenza di un archeologo per monitorare lo scavo e ha bloccato la realizzazione di un modulo di circa cinquanta stanze. La società ha osservato le prescrizioni ma in seguito ha chiesto all'ufficio regionale tutela del paesaggio di poter recuperare la volumetria persa in un'altra area della proprietà, circa 800 ettari suddivisi in cinque piani di lottizzazione. L'istanza è stata ritirata perchè l'eventuale spostamento della volumetria avrebbe rimesso in discussione l'intero progetto: una variante in corso d'opera sarebbe stata valutata in base alle norme del piano paesaggistico regionale, che la Sitas ha potuto aggirare grazie al fatto che il comune di Teulada aveva il piano urbanistico approvato all'entrata in vigore della legge salvacoste, a fine 2004. La Sitas ha dovuto rinunciare, almeno per ora, anche alle volumetrie previste nel progetto nel declivio verso il porticciolo di Malfatano: qui è stato il Corpo forestale regionale a mettere il veto a causa del rischio idrogeologico. Il grosso dell'intervento però va avanti spedito, con il nucleo investigativo del Corpo forestale impegnato da mesi in un'attività di vigilanza e di verifica degli atti autorizzatori ancora lontana dalla conclusione. I nullaosta ci sono e niente risulta oggi fuori dai vincoli della legge. Ma l'ipotesi che qualche passaggio della procedura possa contenere vizi o irregolarità resta al centro dell'indagine coordinata dal pm Caria, che dopo un'ampia ricognizione dei luoghi ha disposto accertamenti in tutte le direzioni. Si parla di indagini patrimoniali e si parla di verifiche sulla rete di sportelli, quelli della Gabetti, cui la Sitas ha affidato la vendita delle unità immobiliari. Le associazioni ecologiste prima il Gruppo di intervento giuridico poi Italia Nostra hanno inoltrato alla Procura e alle varie autorità esposti e atti informativi al vaglio in questi giorni. La speranza diffusa è che l'avanzata del cemento destinata a devastare una zona di incomparabile bellezza sia arrestata. Titolare del progetto Sitas che viene definito eco-compatibile è la Malfatano resort, una joint venture composta da Sansedoni spa (che fa capo a Gaetano Caltagirone, con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena socio di minoranza al 40), famiglia Benetton attraverso la Ricerca Finanziaria spa (25), gruppo Toffano (24) e Silvano Toti spa (11). Sull'operazione c'è anche un forte interesse della Mita, gruppo Marcegaglia, che già controlla Forte Village a Santa Margherita di Pula e l'ex arsenale alla Maddalena, che sarà coinvolta nella gestione della parte ricettiva. L'investimento dichiarato sarebbe di circa 50 milioni di euro per hotel, centro congressi e una quarantina di lussuose ville da proporre sul mercato internazionale.