La diocesi ha quasi completato il catalogo dei pezzi, spesso dimenticati, di alto valore economico o artistico. Ancora da controllare i vicariati di Bovolone-Cerea e di Legnago Censimento nelle chiese contro i ladri d'arte «Templi ricchi ma anche troppo vulnerabili: pochi di loro hanno un sistema di allarme» Legnago. Le parrocchie della Bassa sono ricche, ma anche poco protette. Quasi scontato, quindi, che diventino l'obiettivo dei ladri d'arte. Una situazione esaltante e preoccupante al tempo stesso, che emerge in tutta la sua contraddittorietà dall'inventario dei beni culturali ecclesiastici che la diocesi di Verona sta realizzando in collaborazione con la Cei e il ministero per i Beni culturali. «Si tratta di un fenomeno increscioso - spiega Andrea Ferrarmi, responsabile per il territorio della Bassa di In arte, società che collabora con la diocesi nella catalogazione informatizzata - che purtroppo fa di questo territorio il più colpito in tutta la diocesi dai furti». La causa è da imputare alla posizione decentrata e isolata di alcune chiese, molte delle quali non sono abitate dai parroci. «Molte di queste ospitano opere preziose sia per il valore economico che per quello artistico - conferma don Tiziano Brusco, direttore dell'ufficio per i beni culturali della diocesi di Verona - Valori che spesso sono sconosciuti agli stessi parroci». Ma la prima causa di tanti furti - tentati e, purtroppo, spesso riusciti - sta nel fatto che molte chiese sono prive di impianti d'allarme. «Come, ad esempio, nella parrocchiale di Sanguinetto - ammette don Tiziano - depredata e ripulita senza scrupolo lo scorso anno. O a Gazzo, dove i ladri hanno addirittura tentato di recuperare un'acquasantiera a muro». La catalogazione dei «tesori della Bassa», dunque, è un primo tentativo di creare un data-base che sia utile, poi, nelle eventuali ricerche dei pezzi scomparsi. Ma potrebbe essere anche una sorta di catalogo sul quale scegliere il pezzo da rubare: proprio per questo la diocesi non lo rende pubblico e le fotografie concesse per la riproduzione non riportano il luogo di appartenenza degli oggetti. In ogni caso, almeno nella Bassa l'elenco è a buon punto e comprende 88 parrocchie, sulle 381 in cui è suddivisa l'infera diocesi veronese: la maggior parte sono state schedate nel quadriennio 2000-'03, le altre erano già state catalogate dalla sovrintendenza di Verona, con cui la diocesi mantiene un rapporto di stretta collaborazione. Inventario completato, dunque, per il vicariato foraneo di Ronco e per quello di Isola della Scala-Nogara. Le dieci parrocchie non ancora raggiunte dall'equipe diocesana sono riunite nel vicariato di Bovolone-Cerea ed in quello di Legnago: una lacuna che sarà colmata entro la prossima primavera. Paramenti sacri, argenterie, pissidi, estensori, dipinti, sculture, calici e tessuti: questo ed altro compare nella lista di tesori di notevole qualità artistica. «Non sono rari i casi in cui tali opere sono sottostimate e ridotte a cose vecchie, più che antiche, dagli stessi parroci - spiega don Tiziano - E lo staff addetto alla catalogazione si trova spesso nella situazione di fronteggiare soffitte impolverate e infestate dai ratti, dove certi oggetti di valore giacciono non solo incustoditi, ma anche in uno stato di degrado che il tempo contribuisce a rovinare». Fenomeni che rallentano la catalogazione e la rendono particolarmente laboriosa. «Ciò nonostante -continua don Tiziano con evidente soddisfazione - il lavoro finora svolto ci ha ripagato. La Gei, riconsegnandoci le schede dopo averle debitamente verificate, ci ha segnalato un ottimo lavoro. Ora siamo considerati tra le diocesi pilota». Non solo: l'inventario potrebbe presto diventare un'iniziativa editoriale, con una collana sugli oggetti lignei conservati nelle chiese della Bassa: «Sarebbe un progetto interessante, specialmente per il distretto del mobile - spiega Ferrarmi - Un oggetto che si trova ancora in molte chiese del territorio, ad esempio, è il leggio d'altare: vi sono esemplari, generalmente del XVIIIe XIX secolo, con intagli e decorazioni notevoli». La banca dati sarà poi messa a disposizione delle singole parrocchie, al fine di proteggere il patrimonio culturale e artistico dei suoi tesori. E perché ogni oggetto possa tornare nella comunità con tutta la sua importanza e la sua storia.