Gli armatori affondano il porto di Euvè, i Beni culturali bocciano le residenze di Piano Vita dura per l'architettura contemporanea. Poco conta che ci sia la firma di una star oppure un buon concorso: doccia fredda a Roma sulle torri di Renzo Piano all'Eur, affossate da un parere del comitato guidato da Paolo Portoghesi interno al Ministero dei Beni Culturali. A Napoli invece esplode il caos sul porto monumentale firmato dalla cordata di Michel Euvè. Due casi simbolo di progetti di qualità che si scontrano con blocchi di interesse ideologici, politici o economici. Napoli. In questi ultimi giorni a Napoli si è decisa la liquidazione di Nausicaa, holding pubblica (52 Autorità portuale e 48 suddiviso in quote paritetiche tra Comune, Provincia e Regione) che ha voluto il concorso per riconvertire il porto di Napoli e ne ha seguito il suo sviluppo. Il progetto ha superato indenne i ripetuti ricorsi post aggiudicazione della gara di progettazione; poi ha trovato il consenso anche con la Soprintendenza che aveva posto un vincolo a un bene che doveva essere demolito. Ma ora sono gli armatori a non volerlo: non vogliono perdere la rendita di posizione sui moli portuali. La prima battaglia l'hanno già vinta riuscendo a far sciogliere Nausicaa. L'autority cerca di rivendicare il suo ruolo appoggiando la soluzione Euvè, «che è già arrivata al definitivo e ha ottenuto pareri e consenso condiviso da parte delle istituzioni di competenza» ha precisato il presidente dell'Autority, ammiraglio Luciano Dassatti; ma poi servirà l'ok del comitato portuale, dove siedono gli armatori. L'operazione del nuovo porto monumentale vale 80-100milioni. Contro la liquidazione della holding si sono schierati Comune e Regione, ha votato a favore invece la Provincia, rappresentata dall'assessore Marco Di Stefano, che ha firmato tra l'altro una soluzione progettuale alternativa proposta dagli armatori. Roma. Il progetto di Renzo Piano di riconversione delle torri dell'Eur entra nel mirino della Soprintendenza. L'architetto genovese potrebbe vedersi chiedere modifiche al progetto. Il complesso residenziale di lusso Europa 242 ha già ricevuto una iniezione di travertino, una sorta di "tassa di successione" pagata al nuovo sindaco Gianni Alemanno che aveva ereditato il progetto dalla scorsa giunta. Niente in confronto al "missile" che è partito dal ministero dei Beni Culturali contro il progetto, proprio alla vigilia del rilascio da parte del Comune del permesso di demolizione e ricostruzione alla cordata di promotori con Fintecna (100 Tesoro) e alcune imprese private. La scorsa settimana il comitato tecnico-scientifico per la qualità architettonica e urbana e per l'arte contemporanea ha infatti invocato il vincolo sugli scheletri delle tre torri progettate negli anni Cinquanta da Cesare Ligini e poi anche su tutto l'Eur. L'elemento verticale dice in sostanza il comitato è parte del contesto dell'Eur e va quindi conservato: se anche si decidesse di abbattere le torri bisognerebbe rifare un edificio verticale, che continui il "dialogo" con la vicina torre delle Poste dei Bbpr e il grattacielo dell'Eni di Ratti e Bacigalupo. Il progetto non era stato sottoposto alla Soprintendenza,- in quanto la tutela automatica non era ancora scattata (conteggiando i 50 anni dal collaudo del 1962). Il partito trasversale dei conservatori è insorto, chiamando in causa la Soprintendenza. Il primo effetto immediato è il congelamento del progetto. Eventualità che potrebbe indurre alcuni privati (fra gli altri ci sono Fimit, Armellini, Ligresti e Marchini) ad abbandonare definitivamente l'impresa. A questo punto potrebbe entrare in scena Eur Spa. E nell'iniziativa immobiliare crescerebbe la quota dell'azionista pubblico e in particolare del Tesoro (che controlla il 90 di Eur Spa). Gli scheletri di Ligini potranno specchiarsi ancora nel laghetto dell'Eur, e magari vedere l'inaugurazione della Nuvola di Fuksas che cresce poco più in là.
Napoli e Roma, doppio schiaffo al contemporaneo
Il porto di Euvè è stato affondato e il progetto di riconversione delle torri dell'Eur di Renzo Piano è stato messo in discussione dalla Soprintendenza. Il progetto di riconversione del porto di Napoli è stato liquidato e gli armatori si sono schierati contro. La Provincia di Napoli ha votato a favore della liquidazione, mentre il Comune e la Regione hanno espresso opposizione. Il progetto di Renzo Piano è stato messo in discussione dalla Soprintendenza, che ha invocato il vincolo sugli scheletri delle tre torri progettate negli anni Cinquanta. Il progetto non era stato sottoposto alla Soprintendenza, ma la tutela automatica non era ancora scattata.
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