Anche la storica «Società Alighieri» sull'orlo del collasso per i tagli del governo alla cultura Il brusco assottigliamento del 53,5 per cento dei finanziamenti statali alla Società Dante Alighieri - da un milione 248mi1a euro a seicentomila euro - diventa caso nazionale dopo che la cifra è stata dichiarata nella trasmissione «Vieni via con me». La tivvù è cassa di risonanza e immediatamente il popolo della Rete si mette in moto: commenti sdegnati si amplificano su siti e social network. Effettivamente, la comparazione con gli investimenti statali ad altri Istituti Stranieri nei paesi europei, è mortificante: duecentoventi milioni di euro il British Council, duecentodiciotto il Goethe Institut, novanta milioni lo spagnolo Cervantes e via di questo passo. Il risicato stanziamento, mette a rischio non solo la sopravvivenza dell'Istituto, ma, paradossalmente, anche l'applicazione del Testo Unico Maroni per gli immigrati a lungo soggiornanti, che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2011. Perché la Dante Alighieri, storica istituzione fondata nel 1889 da Giosuè Carducci, non si occupa soltanto della diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in tutto il mondo. Ha il compito di certificare le competenze di conoscenza della lingua italiana con convenzione del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ha elaborato i test per la certificazione scientifica della lingua italiana insieme con le università di Perugia, di Siena, e Roma 3. È curioso come, un ente che nacque sull'intuizione di Carducci a seguito delle massicce migrazioni nel Veneto, sia oggi fondamentale per l'accoglimento degli stranieri. E stona davvero, il taglio dei contributi, a un ente che porta il nome del poeta che ha unificato l'Italia con la lingua, e proprio negli anni delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità. In un momento in cui, tra l'altro, gli ultimi dati del Ministero per i Beni e le Attività Culturali sono positivi sia per numero di visitatori nei musei (più 18) che per incassi (più 10,6) In realtà, è dal 2007 che il contributo ordinario è andato progressivamente riducendosi del 64 per cento fino a quando, nel luglio scorso, il segretario generale Alessandro Masi si è visto arrivare un assegno di seicentomila euro: «Abbiamo in tutto il mondo 423 sedi, rette per lo più da volontariato. Gli Istituti Italiani di Cultura all'estero (che dipendono dalla Farnesina), sono soltanto novanta. Con questi tagli siamo appena in grado di garantire gli stipendi per il nostro organico, 15 persone in tutto, ma non saremo in grado di garantire le consulenze universitarie». Forse le consulenze erano pagate a peso d'oro? «Macchè. La nostra Società è calmierata sui costi dell'Amministrazione Pubblica. Paghiamo circa 1000 euro al mese per le consulenze di professori universitari, e gettoni di presenza di 250 euro lordi per ricercatori giovani. Mi trovo nella condizione di dover rubare dalla borsetta di mamma per dare i soldi alla Dante Alighieri». Dall'Albania allo Zimbawe, dalla Patagonia alla Siberia, alla Terra del Fuoco, la Società Dante Alighieri è anche riferimento per le piccole e medie imprese, sia per gli stranieri che intendono aprire attività in Italia che per italiani che vogliono fare business all'estero. È un gigante coi piedi affondati nel volontariato: «I Centri all'estero si reggono da soli, e datala situazione potrei fare lo stesso discorso di Marchionne, amministratore delegato Fiat: se non avessimo le sedi in Italia, quasi quasi ci converrebbe». Così, la Dante Alighieri non potrà più acquistare strumenti, per esempio computer, né potrà più provvedere all'aggiornamento delle biblioteche, perché il Ministero non dà loro più i libri. E se si vorrà realizzare una rassegna del cinema italiano in una qualche sede all'estero, bisognerà mettere mano alla propria tasca per l'acquisto dei CD. E sono a rischio anche gli assegni per le borse di studio degli italianisti all'estero: 1500 euro per quelle transoceaniche, 700 euro per quelle europee. Siamo, insomma, al conto della serva. E difatti il ministro Frattini, subito dopo la puntata della trasmissione di Fazio e Saviano, ha chiamato Masi per chiedergli conto voce per voce. «La decisione dei tagli è molto negativa per noi - dice il presidente, ambasciatore Bruno Bottai - Comprendiamola difficoltà economica generale; tuttavia il nostro caso andrebbe guardato con maggiore attenzione».