PATRIMONIO. Il forum finale alla settimana internazionale di Firenze Carenze della tutela (con Soprintendenze spolpate) scelte politiche sbagliate e mancata valorizzazione Un volàno per lo sviluppo che invece resta bloccato «Una lunga serie di Governi di ogni colore ha tagliato i fondi per i beni culturali non avendo il coraggio e la saggezza di guardare in una prospettiva di lungo termine». Sono parole del consigliere delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, che è intervenuto all'ultima giornata del forum internazionale Florens 2010, nella settimana internazionale dei beni culturali e ambientali. Significativo che ad aprire il forum sia stato il ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi e a chiuderlo un esponente del maggior gruppo bancario italiano, due facce fondamentali di un'economia che per mettersi in moto ha bisogno di efficienza e di collaborazione da parte di entrambe. «I beni culturali», ha sottolineato Passera, «sono un vantaggio competitivo dell'Italia che non sappiamo ancora sfruttare. Secondo il banchiere, per tutelare e valorizzare il grande e importante patrimonio italiano, ci vuole una logica di lungo periodo. Due i fronti su cui lavorare: tutela («compito del pubblico, e per questo abbiamo bisogno di soprintendenze più attrezzate») e valorizzazione, «dove necessitano meccanismi di coordinamento a livello locale, oltre a forme organizzative o societarie». In questo panorama, fondamentale è il ruolo delle banche e delle fondazioni, utili per fare da ponte tra privato e pubblico, tra profit e no profit, tra imprese e università. L'INTERVENTO ha sintetizzato il pensiero di tanti relatori, emerso nella tre giorni a Firenze del forum internazionale dei beni culturali e ambientali, con 33 Paesi rappresentati. Unanime l'invito a mettere la cultura al centro del business internazionale, l'appello a investire in un settore che rappresenta un bene fondamentale. Le proposte lanciate ruotano attorno a aree di intervento: rinnovata attenzione agli investimenti nel settore culturale come strumento strategico di politica industriale; semplificazione normativa per la libera circolazione e commercializzazione delle opere d'arte; necessità di consistenti agevolazioni fiscali per chi investe in cultura, in particolare nei restauri; promozione delle eccellenze artistiche e produttive Made in Italy sui mercati esteri; evoluzione tecnologica nel settore culturale. Sarebbe auspicabile anche la creazione di un database per la gestione dei musei; iniziative a sostegno del mecenatismo del settore artistico e culturale; sostegno alla collaborazione tra pubblico e privato del settore culturale; maggiore valorizzazione dei mestieri d'arte e delle attività artigianali. Infine viene raccomandata la maggiore fruibilità della cultura per le fasce giovani della popolazione: creare musei per le famiglie e potenziare la formazione nella scuola primaria nei confronti delle materie artistiche o. In questo ambito, il nostro Paese è veramente fermo alla preistoria. America docet: un'esperienza che lascia di stucco, per esempio, è quella di Indianapolis, dove il Children's Museum è oggi il più grande museo al mondo dedicato alle famiglie e ai bambini con più di un milione di visitatori ogni anno e un impatto economico di oltre 75 milioni di dollari. L'appuntamento con Florens è nel 2012; speriamo che nella seconda edizione si possa già rilevare qualche dato positivo di cambiamento. Del resto se è vero quanto ha detto Edward Dolman, presidente della famosa casa d'asta Christie's, e cioè che, malgrado la crisi, stiamo vivendo un momento unico senza precedenti, con potenze economiche che decidono di esprimersi attraverso la grande arte, soprattutto contemporanea (tra i tanti citati, Abramovich in Russia con il centro culturale The Garage e Pinault a Venezia con Punta della Dogana e Palazzo Grassi), è anche vero che l'arte è un potente antidepressivo, oltre che spirituale anche economico.