«La cultura è tutto, ma bisogna stare attenti a non dissiparla. La cultura richiede soldi e professionalità, esige attenzione anche da parte delle istituzioni. La cultura è economia. Purtroppo oggigiorno è minacciata dal totem della televisione, dalla tecnologia e perfino dal moltiplicarsi di festival e kermesse che non sempre vogliono dire cultura». Con questo bell'intervento dello scrittore siciliano Massimo Griffo si è conclusa, sabato pomeriggio, la tavola rotonda sull'immagine della Toscana in Italia e all'estero, svoltasi nell'ambito del I Forum Toscana organizzato dalla Camera di Commercio. Moderati dallo scrittore Gigi Moncalvo, giornalisti e addetti ai lavori si sono interrogati su come si ponga la Toscana in uno scenario culturale ed economico italiano piuttosto scialbo. Dai loro interventi ne è uscita una regione con enormi potenzialità, intrappolata però dai suoi stessi campanilismi. "La Toscana ha perso ciò che la Storia le ha insegnato", spiega il fotografo Oliviero Toscani. "Le brutture architettoniche edificate negli ultimi cento anni, a pochi metri dai capolavori del passato, ne sono la testimonianza più lampante. Per non parlare della burocrazia che blocca qualsiasi iniziativa. La Toscana rispecchia l'Italia. Il paese della mafia e delle divisioni interne, dove arte e artigianato stanno scomparendo." All'estero l'immagine della nostra regione sembra comunque rimanere positiva. Salvatore Aloise (Le Monde) e Vladimir Zibrov (Komsomolskaya Pravda) ammettono che i francesi e i russi la amano per l' enogastronomia, i musei e i paesaggi mozzafiato. "Il rischio - afferma Aloise - è che si accontenti e perda le eccellenze. Questo vale per tutta l'Italia: i tempi cambiano e gli altri paesi si evolvono velocemente." Per quanto riguarda il carattere del toscano doc, i partecipanti sono concordi: sanguigno e traditore. Caratteristiche, che secondo Mario Cardinali, non si rifanno al livornese, da considerarsi infatti un "extraToscano". Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il fotografo Sandro Michahelles (The Sunday Times, Corriere della Sera, The New York Times), Antonio Pagliai (Polistampa) e il giornalista Luigi Cobisi.