L'attore attacca Tremonti: con la cultura l'Italia può mangiare «Perché chi comanda non vuol capire cosa significa investire in cultura, per una nazione periferica come l'Italia?». Alessandro Benvenuti non le manda a dire: «Mi cascano le braccia, oltre al resto. E guardi, non faccio un discorso politico: i bischeri li ho trovati a destra e a sinistra. D'altra parte, di cosa stiamo parlando, se il presidente del consiglio va all'estero e dice che Roma è stata fondata da Romolo e Remolo?» L'attore e regista toscano, in questi giorni al lavoro per la nuova regia di "Benvenuti in casa Gori" con Carlo Monni e Anna Meacci, si schiera a sostegno dello sciopero proclamato per oggi dai lavoratori dello spettacolo. Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil chiedono che per un giorno siano chiusi cinema e teatri, bloccati i set di film e fiction e che gli attori disertino i programmi televisivi. Tutti incroceranno le braccia contro i tagli imposti dalla finanziaria alla cultura, ma anche in segno di protesta per il mancato rinnovo degli sgravi fiscali al cinema e per la scure sul fondo unico dello spettacolo, che passa dai 408 milioni del 2010 ai 262 dell'anno prossimo. Sul banco degli imputati, c'è il governo e la mancanza di una politica di settore, con le affermazioni del ministro Tremonti («di cultura non si mangia») a fare da detonatore. «Non possiamo competere in tecnologia con l'India - prosegue Benvenuti -. Il plusvalore del nostro Paese è rappresentato dall'impegno dei suoi figli migliori. Non capirlo è roba da ottusi. Mi piglia lo sconforto a sentir dire che il cinema e il teatro non danno da mangiare». Sulla stessa lunghezza d'onda, Pamela Villoresi, una delle attrici toscane più conosciute nel mondo dello spettacolo, reduce da un ciclo d'incontri con gli allievi delle scuole pistoiesi che l'hanno ancor più legata al suo lavoro. «È impensabile che un Paese come l'Italia, potenzialmente in grado di vivere di cultura e turismo, non investa in questi settori con un progetto di qualità. L'esperienza di Verona, che sull'indotto ha ricadute pari a 70 volte la spesa, insegna che gli investimenti sono produttivi. E invece...». Invece la situazione è gravissima, ribadisce Silvano Conti, segretario nazionale della Slc-Cgil. Tanto allarmante che per la prima volta si protesta con la solidarietà di Agis e Anica, le associazioni delle imprese. «Tagli così drastici vanno a colpire le compagnie giovani - prosegue Pamela Villoresi, che domani sera andrà in scena a Campobasso con "Medea" -. Possono proporre lavori non graditi al grande pubblico, ma in tal modo si rimuove la palestra per i futuri professionisti, il laboratorio di idee che rinnova il teatro». «Non possiamo competere in tecnologia con l'India - sottolinea Benvenuti -. Il plusvalore del nostro Paese è rappresentato dall'impegno dei suoi figli migliori. Non capirlo è roba da ottusi. Mi piglia lo sconforto a sentir dire che il cinema e il teatro non danno da mangiare e chi ci lavora è un parassita». In un quadro del genere, dominato dai colori cupi della crisi, molte compagnie sono sul lastrico e i loro componenti ridotti alla fame. Per questa ragione lo sciopero è stato proclamato di lunedì: la perdita di una serata è un lusso che pochi possono permettersi. E nel 2011, con i comuni che dovranno ridurre le spese culturali dell'80 rispetto a quest'anno, le luci dei teatri rischiano di restare spente: «Molti rischiano di essere disadattati e infelici - conclude Benvenuti -. A loro volta porteranno infelicità. Sia chiaro: 'ndrangheta e camorra con la cultura non guadagnano nulla, non se ne cibano. Ma anche lo Stato deve funzionare, non solo le mafie».