ROMA. «In questo Paese sotto il termine "cultura" si è realizzato un grande imbroglio. Una cosa è la cultura, una cosa è lo spettacolo, una cosa sono le rappresentazioni: lo Stato finanzia i beni pubblici. Non necessariamente finanzia i beni privati. La cultura è un bene pubblico e va finanziato. Lo spettacolo no». Sono state queste le dure affermazioni del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, nel corso della registrazione della trasmissione televisiva "Effetto Domino", che andrà in onda stasera alle 23,50 su LA7. Le considerazioni di Brunetta sono giunte proprio alla vigilia dello sciopero in programma oggi di cinema e teatri contro i tagli del governo. Ma il ministro non si è fermato qui. Infatti ha anche aggiunto polemicamente che «in passato, sulla base di commissioni clientelari, uno presenteva un copione e riceveva un milione, due milioni a fondo perduto». E infine, alludendo ai Beatles, ha sottolineato che «quando quei quattro di Liverpool hanno commercializzato le loro canzoni, quelle sono diventate cultura. E poi sono state tutelate».
TOSCANA - Brunetta: lo spettacolo non è un bene pubblico, la cultura sì
ROMA. In questo Paese sotto il termine "cultura" si è realizzato un grande imbroglio. Una cosa è la cultura, una cosa è lo spettacolo, una cosa sono le rappresentazioni: lo Stato finanzia i beni pubblici. Non necessariamente finanzia i beni privati. La cultura è un bene pubblico e va finanziato. Lo spettacolo no. Sono state queste le dure affermazioni del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, nel corso della registrazione della trasmissione televisiva "Effetto Domino", che andrà in onda stasera alle 23,50 su LA7. Le considerazioni di Brunetta sono giunte proprio alla vigilia dello sciopero in programma oggi di cinema e teatri contro i tagli del governo. Ma il ministro non si è fermato qui. Infatti ha anche aggiunto polemicamente che in passato, sulla base di commissioni clientelari, uno presenteva un copione e riceveva un milione, due milioni a fondo perduto. E infine, alludendo ai Beatles, ha sottolineato che quando quei quattro di Liverpool hanno commercializzato le loro canzoni, quelle sono diventate cultura. E poi sono state tutelate.
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