Gabrielli, nuovo capo della Protezione civile: Massa una delle nostre priorità «Conosco Lavacchio e Mirteto. Fanno parte della geografia delle mie radici. L'eccessiva cementificazione collinare è uno dei motivi dei disastri, come quello successo a Massa. Assieme ovviamente all'evento meteorologico». E' quanto denuncia il nuovo capo della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli, nato a Viareggio il 13 febbraio 1960 ma residente fino a 24 anni a Montignoso, dove ancora abita la famiglia. Da dieci giorni Gabrielli siede sulla poltrona di Guido Bertolaso. E, per una singolare coincidenza, una delle prime calamità che deve affrontare riguarda anche la sua terra nativa. Il maltempo a Massa ha già fatto danni per 60 milioni. E' presumibile che mercoledì prossimo, a Viareggio, in occasione della conferenza stampa di presentazione di Terex 2010, la mega-esercitazione internazionale post terremoto, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e Gabrielli discuteranno anche dei fondi per far fronte ai danni delle frane. Gabrielli ha accettato di parlare con Il Tirreno sulla calamità che ha colpito la sua terra e della sua storia personale. Da giovane studente massese a capo del Sisde e ora della Protezione civile. Cosa ne pensa delle frane che hanno colpito la provincia di Massa Carrara? «Quando si parla di vicende umane, in cui soprattutto ci sono morti, è sempre molto complicato esprimere opinioni perché si corre facilmente il rischio di essere equivocati o peggio ancora di esprimere giudizi cui fa velo l'ipocrisia. Voglio comunque dire che i dissesti idrogeologici sono frutto dell'incuria dell'uomo. Purtroppo i morti sono le vittime di una mancata prevenzione e di un rispetto del territorio che sono venuti meno». Che fare? «Credo si debba distinguere di un territorio la pericolosità e il rischio. Il rischio attiene all'antropizzazione. In tal senso andrebbe recuperata la saggezza dei nostri padri: vi sono dei luoghi che non sono mai stati edificati perché erano conosciuti come "luoghi infidi". Ecco, noi dovremmo recuperare una certa cultura e rispetto dei nostri territori». Territori da amare. «Certo, conoscere e amare. Per prevenire i disastri. Troppo facile chiedere aiuti postumi ed invocare misure eccezionali. Non esistono misure che possono sostituire una seria politica di rispetto del suolo, che presuppone grandi risorse, priorità di spesa, cultura e partecipazione. La Protezione civile dovrebbe essere vissuta come diritto ma anche come dovere». La nomina al posto di Bertolaso è stata una sorpresa? «Avevo lavorato con lui durante il terremoto quando ero prefetto dell'Aquila. Dal 15 maggio scorso sono poi passato alla Protezione civile perché, a partire dal settembre del 2009, Bertolaso mi aveva proposto come suo successore». A Montignoso abitano ancora i suoi genitori. «Sì. Mio padre si chiama Francesco e faceva l'autista di pullman. Mia madre invece Edi e lavorava all'Asl». (Gabrielli è separato con 3 figli: Francesco, 19 anni, studente della Luiss, Federico studente del liceo classico, 16 anni, Fabio studente del liceo scientifico, 14 anni). Famiglia cattolica? «Mia madre sì, mentre il babbo è sempre stato un socialista agnostico. Da loro ho ricavato un'impronta in cui la fede cristiana della mamma si coniuga con l'inclinazione laica e aperta agli altri del babbo socialista». Studi? «Le elementari le ho fatte al Cinquale. Tra i miei compagni di scuola c'era Giorgio Panariello. Era un bambino gracile, ma già allora aveva il gusto per la battuta e la caricatura. Ricordo quella al sacrestano Merigo. Mentre il liceo classico l'ho fatto al Pellegrino Rossi di Massa. Le materie preferite erano storia e filosofia. Amavo Kierkegaard, l'esistenzialismo, il valore del dubbio». Studi universitari? «A Pisa, laurea in giurisprudenza, tesi sulla riforma della polizia. Fin da piccolo ho coltivato il sogno di fare il poliziotto. Forse sono rimasto influenzato da uno sceneggiato televisivo, Qui squadra mobile. Del mestiere di poliziotto mi affascina soprattutto il gusto per l'investigazione». In quegli anni ha fatto anche politica? «Sì, ho militato nella Dc da 16 a 23 anni. Sono stato anche delegato provinciale dei giovani dc, a Massa. E' in quegli anni che ho conosciuto Enrico Letta, Renzo Lusetti, Dario Franceschini e molti altri che oggi calcano la scena politica del Paese. Dopo la laurea, conseguita nel 1984, ho lasciato la politica per dedicarmi al mestiere di poliziotto». E oggi come si considera sul piano politico? «Mi considero, mutuando una famosa definizione che De Gasperi diede di sé (si licet parva componere magnis), un uomo di centro che guarda a sinistra». La sua carriera di poliziotto è segnata dalla lotta al terrorismo, iniziata negli anni in cui era a capo della Digos di Imperia e poi di Firenze. Quale è stata la battaglia più importante? «Penso quella che nell'ottobre del 2003 contribuì allo smantellamento della cellula toscana delle nuove Brigate rosse, quella di Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, il nucleo terrorista coinvolto negli omicidi di Massimo D'Antona, Marco Biagi e Emanuele Petri». In precedenza aveva avuto un ruolo anche nella scoperta degli attentatori di via dei Georgofili. «Sì, un'esperienza per me molto importante perché ebbi modo di lavorare con un magistrato straordinario come Gabriele Chelazzi, che, ancora oggi, considero uno dei miei fondamentali maestri». Poi è stato direttore del Sisde. «Ai tempi di Prodi». Una figura per lei importante nella sua carriera di poliziotto? «Sono legato da profonda e fraterna amicizia all'attuale capo della Polizia Antonio Manganelli, con cui ho scritto anche il libro "Investigare"». E ora la guida della Protezione civile. Con qualche macchia da cancellare. «Sono orgoglioso di lavorare in questa grande struttura, con gli uomini e le donne che la compongono, e le recenti polemiche le considero, in massima parte, una strumentalizzazione e in una buona dose anche una infamia». La sua Protezione civile? «La Protezione civile di Zamberletti, Barberi e Bertolaso: il meglio di queste tre grandi figure. La grande differenza tra un politico e uno statista è che il primo pensa agli elettori e il secondo alle nuove generazioni. La mia Protezione civile vuole essere quella cui penserebbe uno statista: pensare ai nostri figli per lasciare loro un Paese più sicuro».
TOSCANA - Troppo cemento su quelle colline
Franco Gabrielli, il nuovo capo della Protezione civile nazionale, è nato a Viareggio il 13 febbraio 1960 e ha vissuto a Montignoso fino a 24 anni. Ha iniziato la sua carriera come poliziotto e ha lavorato con Guido Bertolaso, che lo ha nominato alla sua successione. Gabrielli ha accettato di parlare con Il Tirreno sulla calamità che ha colpito la sua terra, Massa, e sulla sua storia personale. Ha espresso la sua opinione che i disastri idrogeologici sono frutto dell'incuria dell'uomo e che si debba distinguere tra il pericolosità e il rischio di un territorio.
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