A sorpresa la Toscana è la quarta regione d'Italia per ricchezza economica derivata dai beni culturali, pur essendo dopo il Lazio la regione più ricca di patrimonio artistico. È quanto emerge fra le pieghe della ricerca su Economia dei Beni culturali e ambientali, presentata ieri a Florens dallo studio Ambrosetti. Le ragioni di questo posizionamento «deludente» nascono dalla nuova unità di misura elaborata dai ricercatori per calcolare la virtuosità o meno di alcune aree. Un'unità di misura che d'ora in poi si chiamerà Florens index. E che viene calcolata valutando i risultati di quattro grandi macro-aree: quella relativa alla presenza di capitale culturale e ambientale (musei, aree archeologiche), alla presenza di media, all'investimento in networking (fiere e convegni) e in sistema creativo (design e moda). A tirare giù la Toscana fino al quarto posto, dopo Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna è il suo scarso posizionamento nel settore dei media (è quarta) e del networking (sesta). Un gap da colmare quanto prima se è vero che, dati alla mano la ricerca dimostra che ogni 100 euro di Pil prodotto nell'ambito culturale, per un costocircuito virtuoso la ricaduta sul Pil nazionale complessivo è di 249 euro (calcolando l'indotto). Un gap da colmare anche perché la ricerca che ha comparato anche l'Italia ad altri Paesi del mondo (in questa classifica siamo quarti dopo Usa, Regno Unito e Francia, pur avendo il 50 per cento del patrimonuio mondiale) ha dimostrato che, soprattutto i giovani, potendo, hanno in mente in futuro di aumentare le loro spese per la cultura (teatro, moda, cinema, mostre, visite a musei, perchi e riserve). Tra gli intervistati il 49,7 per cento di quelli tra i 18 e i 24 anni hanno affermato che investirà più in questo settore. A rigore bisognerebbe investire su questa dichiarazione d'intenti.