Caro direttore, la passione del professor Tomaso Montanari e le ragioni che la animano sono preziose e nobili. Tuttavia sul Corriere Fiorentino del 10 novembre («Se Michelangelo fa da sponsor al prodotto Roma») si scagliano contro un'istituzione, Casa Buonarroti, e una persona, Pina Ragionieri, che di quella passione e di quelle ragioni sono l'espressione piena. Non sopporto anch'io le ostensioni di opere d'arte, né la volgarità commerciale di alcune operazioni (sicuramente il professor Montanari ricorda la pubblicità, non so da chi autorizzata, per l'ottimo prosciutto crudo toscano con l'immagine del David di Michelangelo). Ma stiamo al punto. Casa Buonarroti, grazie alla professoressa Pina Ragionieri che da 26 anni la dirige, ha trovato il modo di finanziare la propria attività museale e di ricerca, a fronte dei pesantissimi tagli pubblici, diventando nei tempi recenti un luogo più visitato e più conosciuto. L'accordo con l'Opera di Santa Croce e quello con l'associazione culturale MetaMorfosi, che presiedo, sono interventi che coniugano il massimo rigore filologico e scientifico con una nuova capacità divulgativa di opere, di testi, di carte sconosciuti al grande pubblico e talvolta persino ad alcuni studiosi. Esempio di questo rigore e di questa capacità divulgativa è la mostra di Michelangelo che si è conclusa qualche settimana fa all'Archeologico di Napoli, e che penso che Montanari, che nell'Università di quella città insegna, non avrà perduto. Disegni, carte e testimonianze sulla vita di Michelangelo accanto ai grandi gruppi statuari dell'antica Roma raccolti dalla famiglia Farnese e della cui sistemazione Michelangelo si occupò. Questo vuol dire che l'esposizione di un'opera unica è di per sé riprovevole? Il grande successo dell'esposizione in corso ai Capitolini di Roma, in una sala carica di riferimenti michelangioleschi e in un contesto architettonico in cui Michelangelo ha operato, del bozzetto «I due lottatori», corredata da un catalogo scientifico unico, esalta una piccola opera sconosciuta al grande pubblico. E così, il prestito di un disegno a Londra, con finalità culturale, non commerciale, di annuncio di grandi esposizioni michelangiolesche nella Capitale, vicini al cinquecentesimo anniversario dell'inaugurazione della volta della Cappella Sistina, in rigoroso rispetto di tutte le norme di sicurezza, e con un grande apprezzamento della critica e del pubblico, non può essere confusa col prosciutto crudo sponsorizzato dal David né con mostre di dubbio rigore scientifico, malgrado portino con sé firme di autorevoli studiosi. Certo: si può e si deve chiedere ai partner istituzionali, in questo caso il vicesindaco di Roma, grande sobrietà quando sono responsabili di piccoli ma preziosi eventi come quello londinese. Ma si deve riconoscere che nel caos dei beni culturali italiani c'è una piccola perla, Casa Buonarroti, che, grazie principalmente alla sua Direttrice, senza vendere l'anima al diavolo, e senza far deperire nella polvere e nel silenzio i suoi capolavori, riesce a svolgere bene una missione di conservazione, di tutela e di promozione della conoscenza del proprio inestimabile patrimonio. Pietro Folena Presidente di MetaMorfosi In questo singolare Paese pare non ci debba essere alternativa tra un silenzio conformista e lo «scagliarsi» contro qualcuno, o qualcosa. Ebbene, non ho mai inteso «scagliarmi» contro Casa Buonarroti (un museo serio, come ho scritto), né tantomeno contro la persona di Pina Ragionieri. Ho invece espresso e mi pare motivato il mio netto dissenso verso una singola iniziativa. Credo che le mostre debbano nascere dalla viva ricerca degli storici dell'arte, non dalle esigenze del mercato. E credo che il proliferare di cooperative, associazioni culturali, società di servizi dedite a sfornare mostre induca imusei (anche quelli seri, ahimé) a prestarsi ad operazioni più utili ai bilanci di quelle imprese che non alla promozione della conoscenza e della cultura. Infine, mi stupisce un poco che un osservatore ma a questo punto dovrei dire un protagonista? del mondo culturale della finezza di Pietro Folena (che conoscevo e apprezzavo per la sua esperienza politica) sia pronto a fare proprio il trito e pericoloso luogo comune per cui le opere dei musei, quando non si esibiscano a rotta di collo nel luna park degli eventi, starebbero a languire nella polvere e nell'oblio. Giustappunto l'opera di Pina Ragionieri, così benemerita per tante lodevoli iniziative culturali che hanno portato il pubblico all'interno dell'importante istituzione che dirige, avrebbe dovuto dimostrargli che è vero esattamente il contrario. Tomaso Montanari
MICHELANGELO, L'ARTE E ILMERCATO
Il professore Tomaso Montanari scrive una lettera al direttore del Corriere Fiorentino, criticando la Casa Buonarroti e la sua direttrice, Pina Ragionieri, per aver finanziato le attività museali e di ricerca attraverso accordi commerciali con l'Opera di Santa Croce e l'associazione culturale MetaMorfosi. Montanari sostiene che questo approccio è commercializzato e non riguroso scientificamente. Inoltre, critica la mostra di Michelangelo che si è tenuta all'Archeologico di Napoli e la sua esposizione a Londra, che secondo lui sono state organizzate per promuovere il mercato piuttosto che la conoscenza e la cultura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo