Umori contrastanti alla chiusura di ieri di Florens 2010, Forum sui beni culturali di Firenze: un sincero entusiasmo per il primato della cultura italiana ma anche una profonda depressione per le opportunità mancate dal Paese. La ricerca dello Studio Ambrosetti ricorda che 100 euro di Prodotto interno lordo generati nei comparti creativi si moltiplicano in 249 euro di Pil totale e che 3 occupati attivati nel settore culturale determinano 2 occupati al fuori del settore. La cultura dunque paga ma, accanto a queste positive evidenze, si alza un unanime grido di dolore: i teatri di prosa hanno a rischio il cartellone della prossima stagione, la lirica è sull'orlo della bancarotta, i musei non hanno liquidità per le tredicesime e non è il caso di ricordare cosa sta succedendo ai siti archeologici. Mancano i fondi per progettare alcunché. Occorrono ricette creative per recuperarli da aziende private e da persone fisiche. Ci vogliono meccanismi incentivanti, quali concreti sgravi fiscali. E qui l'altra sorpresa: i provvedimenti legislativi di tax credit nel settore cinematografico introdotti da pochi mesi e che hanno smosso concreti comportamenti virtuosi degli investitori non sembrano confermati da parte del governo. Perché non applicarli definitivamente? Ad oggi ancora non abbiamo capito se la detassazione degli investimenti in arte non si fa per partito preso o perché il gettito fiscale perduto non è compensato da un reddito alternativo. Ricerche che falsificano il teorema non ci sono; ricerche che confermano invece la convenienza ce ne sono in quantità. Intanto nella vicina Francia, dove la legge sui mecenats introdotta nel 2003 ha sviluppato un sistema di fundraising privato di successo che ha consentito nel 2008-2009 di non cedere sotto la scure dei tagli recessivi, il ministro Frédéric Mitterrand sta studiando di elevare la soglia di deduzione fiscale delle persone fisiche, nel caso di donazioni alla cultura, alla educazione e alle organizzazioni umanitarie. E la vuole portare al sessanta per cento dell'imposta (capito bene, dell'imposta e non dell'imponibile). Ils sontfousces français?
DETASSARE LE DONAZIONI ALLA CULTURA: LA LEZIONE DI PARIGI, L'INERZIA DI ROMA
Il Forum sui beni culturali di Firenze ha espresso entusiasmo per il primato della cultura italiana, ma anche profonda depressione per le opportunità mancate dal Paese. Un studio ha ricordato che ogni euro di Prodotto interno lordo generato nei comparti creativi si moltiplica in 249 euro di Pil totale. Tuttavia, la cultura è a rischio, con teatri di prosa che potrebbero non avere un cartellone per la prossima stagione, lirica che si trova sull'orlo della bancarotta e musei che non hanno liquidità. I siti archeologici sono anche in difficoltà. I fondi per progettare nuovi progetti mancano e sono necessari meccanismi incentivanti, come sgravi fiscali.
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