Di tante industrie è rimasta solo la Ferrero, la ricostruzione ha trasformato tutti in muratori e imprenditori Il sindaco: "Ci siamo cablati a spese nostre, così lottiamo contro lo spopolamento" Balvano (Potenza) - Quando la terra ha tremato, Vincenzo DAlessandro era in Germania a fare loperaio, emigrato per trovare lavoro e mandare i soldi a casa. Alle 19,37 del 23 novembre 1980, il terremoto a Balvano ha ucciso 77 persone e cancellato tutta la sua famiglia. La moglie Antonietta Pietrafesa e i quattro figli, Cecilia, Antonio, Costantino e Salvatore, bambini da tre a undici anni, sono morti nel crollo della chiesa madre Santa Maria Assunta. Sotto le macerie rimasero 65 vittime, quasi tutti bambini e giovanissimi, tante ragazze, radunati quel pomeriggio maledetto dal parroco don Salvatore Pagliuca per la catechesi con i padri missionari redentoristi. Due giorni dopo, nel paese devastato dalle rovine e dai lutti, venne in visita papa Giovanni XXIII a cui è dedicata una scultura. Il terremoto ha cancellato unintera generazione di Balvano, 2000 anime sui monti della Lucania, a 30 chilometri da Potenza, un comune distrutto al 97,5 per cento. Gli ha cambiato la storia. Sul sagrato della nuova chiesa, sotto lo sguardo attento di don Urbano, parroco nero del Congo Brazzaville, gli operai allestiscono il basamento della statua della memoria da inaugurare nellanniversario del sisma. Lartista Antonio Masini ha creato un albero della vita, un uomo con i piedi piantati nelle macerie e le mani, che sorreggono due bambini, levate al cielo, verso la speranza. Con la legge 219 sono piovuti 11 milioni 260 mila euro per opere pubbliche, e 44 milioni e 854 mila per i privati. Se parli con i vecchi seduti al sole in piazza Vittorio Emanuele, senti dire: «Prima cera solidarietà, umiltà, tranquillità, dopo egoismo, arroganza, pretese». Maria, moglie di un impiegato comunale, dice che «è arrivato il benessere in tutti i sensi. Però il 23 novembre ha portato cattiveria». Di tante industrie che si erano accaparrate il 100 per cento delle risorse, è rimasta solo la Ferrero e poco altro. Si favoleggiava di 1500 posti di lavoro. La fabbrica delle "merendine" ha circa 300 addetti, alcune centinaia nellindotto, altri 100 in piccole aziende. Costantino Di Carlo, agronomo, 30 anni fa ne aveva tre, a 28 è diventato sindaco. È del Pd, guida una giunta di centrosinistra che annovera un pavimentista, un assicuratore, un radiologo, un pensionato, un dirigente dellAsl. Su 13 consiglieri comunali, otto hanno meno di 30 anni. Siede a Palazzo Tirico, casa nobiliare del 700 aperta da poco più di un anno, dopo il restauro. La Balvano che guarda avanti punta ai servizi. «Abbiamo Internet. Non avevamo lAdsl e ci siamo cablati a spese nostre - racconta il giovane primo cittadino - con wireless a 3000 euro costo fisso di manutenzione, ogni cittadino paga 48 euro lanno per labbonamento alla rete veloce. Ci sono già 200 utenze, stiamo infrastrutturando anche le campagne. È un servizio dato al cittadino, anche così si combatte lo spopolamento». Lo sviluppo che può venire dal fiume Platano. Ha fondi per 1 milione e 150 mila euro il progetto del "Parco fluviale": passeggiate tra boschi incontaminati, rafting e ospitalità alberghiera con buon cibo nel convento del 1500 di SantAntonio. «Nel futuro della mia comunità - ragiona Costantino Di Carlo - cè il completamento delle infrastrutture e delle opere pubbliche. Il paese è tutto cemento, muri e asfalto, non cè la piazza e nemmeno più un albero. Noi li piantiamo. Si parla di energie rinnovabili, ci sono aziende interessate ai capannoni in disuso per poterne utilizzare i tetti per il fotovoltaico». «Faremo il campo sportivo», aggiunge il vicesindaco Domenico Teta, 30 anni, ingegnere con dottorato in robotica, «per il castello dei conti Girasole utilizzeremo 400 mila euro della Regione». Rinomata per le carni, Balvano aveva fabbri, sarti, calzolai. La ricostruzione trasformò tutti in muratori, carpentieri, manovali, piccoli imprenditori del mattone. E finita la ricostruzione molti hanno dovuto fare le valigie e andare via. Qui a conti fatti la speculazione ha fatto il suo gioco: si racconta che ogni posto di lavoro è costato 3 miliardi e mezzo di vecchie lire. Fu sbancata la montagna a 8 chilometri più su per costruire la Ferrero. «Perché le merendine lassù in alto lievitano meglio», fu la ragione. La costosissima superstrada Sp 51, 9 chilometri per collegare il centro abitato con la Basentana, è ancora ferma a Muro Lucano, col marchio delleterna incompiuta. Dopo il sisma la Provincia autonoma di Trento mandò volontari e tecnici che numeravano anche le pietre, per conservare le tracce del passato. Durò poco, vennero rispediti a casa. Certi quartieri nuovi, via 4 Marzo, contrada Pigna, SantAntuono hanno palazzi a schiera con oblò colorati che si affacciano sulla valle e sembrano piovuti da Marte. Il sindaco del terremoto era Ezio Di Carlo, balvanese purosangue, eterno candidato dal 1975, medico poliedrico, ginecologo, urologo, pediatra, dentista, narratore e poeta, esponente della Dc di Emilio Colombo, ras scudocrociato della Basilicata. Uno studio con 1500 mutuati. «Ho avuto 13 procedimenti giudiziari - racconta ruvido - e sono uscito sempre assolto con formula piena. Duecento cittadini mandarono una petizione a Craxi denunciando che qui sparivano i soldi». Di Carlo tiene il registro dei danni del terremoto sulla salute della popolazione. Elenca tumori e stati psicotici «che sono conseguenze di inquinamento e di gravi perdite». Fortunato Bagnulo, 38 anni, da 10 alla Ferrero, è un operaio soddisfatto. «Il paese si è arricchito, è unaltra era». «I ragazzi della mia generazione - riflette Costantino Di Carlo - si sedevano sulle scale di Oreste, il bar allincrocio, aspettando il loro turno per entrare in Ferrero. Quando la crisi ha rotto le illusioni, molti si sono messi a fare altro». Hanno riaperto la pizzeria, i parrucchieri, bar che offrono sale da tè dove si discute di politica e cultura. I quattro fratelli Di Stasio dopo 25 anni sono tornati da Monaco e hanno aperto un agriturismo. Vincenzo DAlessandro è rientrato dopo il sisma, si è risposato e ha due figlie bellissime. Questomone alto e mite di quasi 70 anni fa il contadino e guarda avanti. Per molti è lui il simbolo della rinascita.