Operazione dei carabinieri del Nucleo di Tutela del patrimonio culturale in sei regioni della Penisola. Sott'inchiesta sedici persone Anfore, utensili e monete risalenti al VI secolo avanti Cristo. Indagini pure in Francia e Svizzera COSENZA. Un elmo corinzio da parata: marziale e affascinante. Indossato da un guerriero dell'antichità, settecento anni prima della nascita di Cristo. Guardandolo sembra ancora di avvertire il passo dei reparti che sfilavano impettiti, davanti alla popolazione greca festante, per celebrare le vittorie. Il reperto d'inestimabile valore è stato ritrovato insieme con 4000 monete e 600 tra pissili, crateri, anfore, olpe, situle e brocche dai carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale. Facevano parte del patrimonio clandestino della "rete" che gonfia le tasche di ladri e "tombaroli" impegnati a saccheggiare le aree della Magna Grecia. Scavano nella Sibaritide, a Medma, a Locri, depredando necropoli nascoste e vestigia d'insediamenti urbani rimaste incustodite, e poi rivendono in tutto il mondo, ai migliori offerenti, le testimonianze lasciate da una delle più grandi civiltà della Storia. Una barbarie interrotta dagli investigatori del capitano Raffaele Giovinazzo, che hanno disarticolato l'inverecondo mercato, indagando 16 persone per ricettazione, acquisto di cose di sospetta provenienza, violazioni fiscali e delle leggi vigenti in materia doganale. Perquisizioni e sequestri ordinate dal pm Antonio Tridico della Procura di Cosenza sono stati compiuti a Bisignano, Castrovillari, Reggio Calabria, Grottaferrata, Albano Laziale, Verbania, Grottaglie, Foggia, Sangiuliano Terme (Pisa), Teramo, Avezzano, Castiglion della Pescaia (Grosseto) San Martino Siccomario (Pavia), Cervignano del Friuli (Udine). Sei rogatorie internazionali sono state inoltre avviate per compiere accertamenti in Francia, Svizzera e Stati Uniti. La rete agiva su internet rifornendo, infatti, collezionisti privati di varie parti del globo. «Questi reperti ha detto il colonnello Francesco Ferace, comandante provinciale dell'Anna mi auguro possano presto arricchire i musei calabresi. Chi depreda il patrimonio culturale e archeologico offende la collettività: è per questo che i nostri sforzi sono concentrati e si moltiplicano per individuare i gruppi specializzati nel razziare reperti e commercializzarli. Questo genere di criminalità è dannosa quanto le altre». Le monete recuperate dagli investigatori sono in parte romane di età imperiale e repubblicana, e in parte bizantine. Fa impressione poi vedere interi corredi funerari ch'erano finiti in casa di facoltosi professionisti del Settentrione: le lucerne, i contenitori di essenze e profumi rappresentavano infatti i tributi d'affetto che i familiari facevano ai defunti. A uomini e donne, morti in tempi lontani, che mai avrebbero potuto immaginare d'essere dissepolti centinaia di anni dopo. «Credo ha detto il procuratore aggiunto Domenico Airoma che con Dario Granieri ha coordinato la complessa inchiesta che il blitz dei carabinieri abbia restituito alla comunità un patrimonio altrimenti perduto per sempre». Come dargli torto
Cosenza. Recuperati reperti d'inestimabile valore
I carabinieri del Nucleo di Tutela del patrimonio culturale hanno condotto un'operazione in sei regioni della Penisola per contrastare la "rete" di ladri e "tombaroli" che saccheggiano le aree della Magna Grecia. Sono state trovate 16 persone sott'inchiesta, 4000 monete, 600 reperti archeologici e un elmo corinzio da parata. Le indagini hanno coinvolto anche Francia e Svizzera. I carabinieri hanno disarticolato il mercato clandestino e indagato per ricettazione, acquisto di cose di sospetta provenienza e violazioni fiscali. Sono state effettuate perquisizioni e sequestri in diverse città e sono state avviate sei rogatorie internazionali.
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