Sulla scacchiera si è mossa la regina. La decisione di Letizia Moratti di rispettare, su piazza del Duomo, le indicazioni della soprintendenza, sembra infatti chiudere la partita relativa all'istallazione, sponsorizzata, opera di Luca Trazzi. Il sindaco ora dovrà sedare i malumori dell'assessore Maurizio Cadeo, deciso, dopo due consecutivi rifiuti del soprintendente Artioli, a rivolgersi al ministro della Cultura. Piazza del Duomo oggetto del desiderio. Luogo di transito: ergo di visibilità. La torre oggetto del contendere andrebbe a sovrastare l'abete luminoso e parimenti sponsorizzato simbolo del Natale ambrosiano. Una nuova gatta da pelare per il sindaco. Che dall'empasse dell'albero-boutique (ferme le rimostranze dell'arciprete della Veneranda Fabbrica, monsignor Manganini) era uscita, destinando parte del ricavato al restauro della cattedrale. Il «faro», alto 22 metri, simbolo del Festival della luce secondo il soprintendente Artioli svilirebbe per le inusitate dimensioni l'attiguo pino natalizio. Ma, è la replica di Cadeo, un mese di esposizione non danneggia. Se lo sponsor automobilistico ritirasse il finanziamento (600 mila euro) quello sarebbe un danno per i milanesi, conclude sempre Cadeo. E mentre l'assessore al Turismo chiede un «tavolo» di discussione, quello alla Cultura boccia torre e abete, spiegando che «il vero albero di Natale di Milano sarà, il 5 dicembre, l'inaugurazione (illuminatissima ) del Museo del Novecento». Ora Alberto Artioli, soprintendente assediato da millanta annuali richieste, non è un cerbero. Lo sa anche lui che in tempi di crisi, gli sponsor sono una risorsa. Ma su piazza del Duomo non si è mai trovata una vera misura. Un calendario condiviso. Evitando la politica delle «richieste in corsa» con dettagli irricevibili. La piazza da tempo coniuga eventi eccellenti con altri di discutibile qualità. Per non parlare dei saturnalia rossonerazzurri successivi al conseguimento di scudetti o coppe. Forse, anche riflettendo sulla tendopoli, sponsorizzata, che fino a domenica ha piantato i suoi paletti, il presidente della Commissione Verde e Arredo Urbano ha auspicato che la piazza non diventi un suk (auspicio ripreso proprio ieri dallo stesso sindaco). Per la storia, la piazza la volle Azzone Visconti allo scopo di creare uno spazio per le attività mercantili da affiancare alle botteghe che circondavano Santa Tecla. Un luogo di incontro, la piazza. E di corteggiamento, come spiegherebbe qualsiasi cittadino di origine sudamericana. Il problema, se vogliamo, è l'incolpevole monumento equestre a Vittorio Emanuele II: scompone uno spazio che è grande, ma non enorme. Risultato: compresso, ogni elemento «occasionale» risulta, inevitabilmente, invadente. Una vera soluzione non esiste. Tranne l'applicazione del buon senso. Il quale tuttavia spiega Don Lisander spesso «resta nascosto, per paura del senso comune».
Milano, piazza Duomo. Scacco alla torre
La regina della scacchiera è stata mossa su piazza del Duomo, dove è stata installata un'opera di Luca Trazzi. Il sindaco dovrà sedare l'assessore Maurizio Cadeo, che è deciso a rivolgersi al ministro della Cultura. La torre del faro, simbolo del Festival della luce, potrebbe sovrastare l'abete luminoso e sponsorizzato, simbolo del Natale ambrosiano. L'assessore Cadeo sostiene che la replica di un mese di esposizione non danneggia il pino natalizio. Il sindaco dovrà trovare una soluzione per evitare la politica delle richieste in corsa e trovare un calendario condiviso per gli eventi.
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