Il nostro è davvero uno strano Paese. Se non fosse una frase fatta verrebbe voglia di applicarla a quanto sta succedendo in questi giorni a proposito del disegno di legge finanziaria che ha avviato il suo iter alla Camera. Niente è ancora compromesso ed anche per questo vale la pena parlarne. Vediamo innanzitutto quali sono i fatti. Il Governo ha presentato il disegno di legge. Il primo esame avviene in seno alla Commissione Bilancio. Ed è qui che è stato chiesto di "pulire" il provvedimento di spese e materie che si è ritenuto debbano far parte di autonomi disegni di legge. E' una vecchia storia che si ripete da molti anni. La legge finanziaria è diventata sempre di più uno strumento utilizzato per una serie di provvedimenti che sono adottati in questa sede perché, se affidati alle procedure parlamentari ordinarie, avrebbero tempi di approvazione incerti e lunghi. Non possiamo dire se questa decisione apre una nuova stagione, più volte promessa e dai vari governi, in cui la legge finanziaria torna ad essere ciò che è stata. Tuttavia, almeno in questo caso, ad essere penalizzati, fra gli altri, sono stati almeno due provvedimenti che riguardano il settore dei beni culturali: il museo della Shoah a Ferrara e la società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, Arcus (100 pubblica). Per entrambi i provvedimenti si vedrà se saranno "recuperati" nei cosiddetti collegati alla legge finanziaria. Se ciò non accadesse sarebbe un grave errore. Vediamo perché. A partire dal Presidente della Repubblica e dagli esponenti del mondo della cultura sono giunti richiami alla necessità di mantenere vivo nel paese il ricordo di giorni nefasti in cui una insana politica ha provocato morte e persecuzioni per milioni di innocenti, solo perché ebrei. E che si debba accogliere questo invito lo dimostrano purtroppo i ricorrenti episodi dì intolleranza nei confronti degli ebrei, in Italia e fuori. Ora non sarà un Museo, da solo, che potrà sconfiggere il periodico affacciarsi delle discriminazioni, delle intimidazioni. Ma un grande paese come la Germania, in questi ultimi anni in modo particolare, ha avviato una intensa riflessione sul proprio passato e, per mantenere viva la memoria, ha dato vita, soprattutto a Berlino, a grandi straordinari musei che, spesso in modo raccapricciante, ricordano e rappresentano anni bui della propria storia. In Italia questa ferita, mai rimarginata fino in fondo, avrebbe avuto nel museo di Ferrara un luogo dove essere curata, spiegata perché mai più producesse odi e rancori. Ed è proprio per l'alto valore morale e politico che questo museo si deve fare. Quanto alla società Arcus rischia di rimanere un "nanerottolo" cui mancano i mezzi per poter operare. E' nata con il compito di gestire il 3 delle risorse pubbliche destinate alle grandi opere e accompagnare, con mezzi finanziari di un certo rilievo, progetti di sviluppo culturali. In un Paese avaro con il suo patrimonio e avvolto da una burocrazia asfissiante Arcus avrebbe potuto favorire interventi mirati. Valutati mettendo in relazione costi e benefici a vantaggio di quei territori che si rilevano capaci di progettare politiche di sviluppo intersettoriali. In altri termini progetti in cui la cultura può diventare volano dell' economia. Ma senza risorse questo ambizioso progetto rischia di arenarsi. Dicevamo uno strano Paese. Sino a ieri fiumi di inchiostro e denunce accorate ci hanno spiegato che stiamo perdendo punti anche nel turismo. Persino le città d'arte hanno segnato il passo. Uno strumento come Arcus potrebbe essere molto utile in una fase congiunturale particolarmente negativa. Ed invece si fa il contrario. Una volta si diceva che questa è la politica del gambero.