Crolla un muro a Gela, altro «allarme Pompei». Ma non è il santuario solo un vecchio edifico Polemiche inutili ieri: pietre e calcinacci sono sì caduti, ma da sopra l'ingresso di un ex istituto abbandonato nel 1996 Il vescovo Pennisi: sterili allarmismi Gela come Pompei? A leggere le agenzie di ieri pomeriggio, sembrava di sì: un altro crollo annunciato, dopo la Domus dei gladiatori. Un altro disastro su una regione del Sud, un altro monumento si sbriciola per l'incuria e l'abbandono. «Finisce in frantumi il portale della sacrestia di un antico santuario di Gela, intitolato alla patrona della città, Maria d'Alemanna», era la notizia choc pubblicata su numerosi siti e blog. Intanto il neo assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Missineo, aveva preso le distanze sostenendo che il monumento «non è di proprietà della Regione» e invitando «a non fare paragoni con Pompei». In serata, arriva la smentita: nessun crollo interessa il santuario, sono solo caduti pietre e calcinacci da sopra la porta di un edificio vicino, disabitato da anni. Più precisamente, un ex istituto di suore cappuccine che è stato abbandonato nel 1996. Nulla a che vedere con il santuario che ospita l'antica icona di Maria Santissima dell'Alemanna e che è stato completamente ricostruito alla fine degli anni Settanta. «Hanno lanciato la notizia: Gela come Pompei - dichiara monsignor Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina -. Ma non è affatto vero. Il santuario non c'entra nulla con quel crollo. Le situazioni problematiche, in questa diocesi, sono ben altre: pensi che uno dei muri della chiesa di Maria Santissima d'Itria, al centro di Piazza Armerina. è crollato due anni fa e ancora attendiamo l'intervento della Protezione Civile». Non solo, prosegue il vescovo: «Alcune strade sono in pessimo stato, penso a quella che va da Mazzarino a Piazza Armerina. E purtroppo mancano i fondi pubblici per risistemarle. Non facciamo, quindi, inutili allarmismi: l'edificio di Gela non c'entra nulla con il santuario». Getta acqua sul fuoco anche don Carmelo Umana, direttore della locale Opera Salesiana. «È importante fare una premessa: l'area su cui sorge l'intera zona, il Villaggio Aldisio, è un territorio di margi con terreni di riporto intrisi d'acqua. È una zona soggetta a frequenti alluvioni, con danni agli edifici. Anche il vecchio santuario era inagibile e pericolante, per questo fu quasi interamente ricostruito una trentina d'anni fa: i fondi furono raccolti grazie a una sottoscrizione popolare. E pure nell'istituto erano iniziati i segni di cedimento, per questo le suore lo hanno abbandonato 14 anni fa. Da allora è disabitato: intanto si è provveduto a transennarlo. Confermo che era inaccessibile, proprio per evitare possibili danni alle persone. Chi ha dato la notizia falsa è stato qualcuno del paese che avrà voluto fare delle polemiche gratuite...». Allarme rientrato, quindi? Don Umana lo conferma, concludendo con una nota ironica: «Si figuri che la via che taglia il quartiere si chiama via Venezia: davvero un nome azzeccato, visto che quando piove qui si allaga tutto...».