Bondi: «Non mi perdonano di essere liberale" La calunnia come strumento di lotta politica. Sandro Bondi, responsabile del Ministero peri Beni e Attività Culturali, vanta un primato: forse è il ministro più diffamato nella storia della Repubblica. Da quando è ministro, è regolarmente al centro di una tattica "scientifica" tesa a screditarlo quotidianamente. Non ha precedenti. Cominciamo dalle ultime menzogne. È di questi giorni l'incredibile montatura della foto di Google Street View. Le più grandi testate giornalistiche hanno riportato che un anno fa, nell'agosto del 2009, era stato appeso sul muro della Schola Armatorarum un cartello di inizio lavori secondo cui gli ultimi aggiustamenti al tetto poi crollato non furono eseguiti negli anni '50, ma un anno fa. Secondo i giornali, in base a questo cartello si doveva dedurre che lei mentiva agli italiani. Ministro, può spiegare ai lettori come stanno le cose? «Nel mio discorso alla Camera avevo dettagliatamente ricostruito i fatti riguardanti l'edificio in questione, compreso un intervento di impermeabilizzazione del tetto, che però non è all'origine del crollo. Questo fatto oltretutto conferma che sono stati effettuati lavori di manutenzione anche in questi ultimi anni. La causa tuttavia del crollo del tetto ricostruito in cemento armato nel corso degli anni Cinquanta è da addebitare alle infiltrazioni d'acqua provenienti dal terrapieno adiacente e dal peso della ricostruzione in cemento armato. Come ha detto il professor Carandini, nulla di grave è accaduto, si tratta solo del cedimento di un restauro che oggi non sarebbe più fatto in quel modo». Un altro episodio di mistificazione riguarda la vicenda del figlio di Manuela Repetti, deputata Pdl (e compagna di Sandro Bondi), che sarebbe stato assunto al Mibac, il ministero. Invece è stato assunto a tempo determinato in una Fondazione privata. «Si, è così. Purtroppo ormai la strumentalizzazione politica riguarda anche la sfera privata. Però sempre a senso unico». Ministro, sembra che si ricorra alle calunnie pur di colpirla. Un caso con ben pochi precedenti, credo... Sono oggetto di una campagna si stampa che dura ormai quasi da un anno. Hanno tentato in tutti i modi di attaccarmi sia dal punto di vista politico che personale. In alcuni casi, mi sono rivolto alla magistratura per tutelare la mia immagine e i miei diritti violati. Non mi stupisco, perché questo risponde a una precisa strategia: dopo che hanno cercato in ogni modo di aggredire giudiziariamente il Presidente del Consiglio, sono passati a colpire i suoi più stretti collaboratori, fra cui anche il sottoscritto. L'ultimo atto è stato la presentazione di una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti per ciò che è accaduto a Pompei. Si tratta di un atto di disonestà politica, pretestuoso e strumentale. Diversi Sovrintendenti hanno scritto una lettera contro di lei lamentando addirittura grosse lacune nella manutenzione ordinaria e straordinaria. Che cosa c'è di vero? «È una lettera grave perché contiene falsità che evidentemente derivano da giudizi di carattere politico. In primo luogo non è vero che mancano le risorse. Il problema è che non c'è la capacità di gestirle con efficacia da parte dei sovrintendenti. In secondo luogo, la nomina dei commissari non ha mai significato annullare le competenze dei sovrintendenti. Al contrario, i commissari, ad esempio, a Pompei, hanno sempre agito sulla base delle prescrizioni dei sovrintendenti. Per queste ragioni sto lavorando a una riforma che separi le funzioni dei sovrintendenti, che devono occuparsi della tutela, dalle funzioni di gestione amministrativa e manageriale che dovranno essere affidate a nuove figure professionali esperte in management di beni culturali». Il museo egizio di Torino pare un modello di gestione. Vuole spiegare ai nostri lettori il suo progetto di affiancare ai sovrintendenti dei manager esperti di gestione? «Si, la Fondazione del Museo Egizio è un modello. Il sovrintendente archeologico infatti adempie alla funzione di tutela, mentre il Museo è amministrato da un direttore». Ieri ad "Anno Zero" lei è stato oggetto di attacchi personali provenienti da ogni direzione sulla gestione del patrimonio pubblico e dello spettacolo. Non si è mai visto un ministro della cultura essere messo così sotto pressione: possibile che i problemi, in questo, settore, li abbia creati lei? «La ragione di questi attacchi risiede nel fatto che questo Governo ha seguito per la prima volta una politica liberale nel campo della cultura, passando da una cultura di Stato ad una cultura della società civile. La sinistra non accetta questa nuova politica e la contrasta con tutti i mezzi. La parola d'ordine della sinistra è sempre la stessa: più soldi dello Stato. La nostra parola d'ordine invece è più riforme e più spazio alla società civile, ai privati e agli Enti locali». "Tutti a casa" è lo slogan ironico dei lavoratori dello spettacolo che lamentano tagli fino a un terzo dei fondi pubblici. "Il cinema processa Bondi" titola un quotidiano. Ma i suoi predecessori erano così bravi? "I miei predecessori hanno distribuito finanziamenti a pioggia e in maniera discrezionale. Il ministro Giuliano Urbani e io abbiamo introdotto regole nuove e soprattutto nuovi incentivi fiscali all'industria cinematografica di stampo liberale». Anche il finiano Luca Barbareschi ritiene assurdo l'attacco condotto contro la sua persona. Ma un altro finiano, Fabio Granata, sembra avercela personalmente con lei... «Barbareschi è una persona che conosce bene il mondo dello spettacolo e sa perfettamente quali sono i provvedimenti necessari per modernizzarlo. Gli sono grato perchè mi ha sostenuto quando ad esempio ho proposto una riforma degli enti lirici, e anche per le parole che ha speso nei mie confronti, dimostrando una non comune onestà intellettuale». Così un avversario gli riconosce onestà intellettuale Un intervento che può essere citato quale esempio di onestà intellettuale. Anche se oggi un uomo politico i piano" può essere considerato un avversario, c'è comunque chi sa mantenere alta la propria dignità. "Non credo che serva chiedere le dimissioni di Bondi. Chiederle in maniera strumentale mentale per la vicenda di Pompei è ridicolo.. Lo ha detto ai microfoni di Cnr media il deputato Fli Luca Barbareschi. "Dobbiamo fare della politica molto seria e a lunga distanza - continua Barbareschi - Bondi ha fatto delle cose che in questi anni ha promesso di fare, la riforma degli enti lirici, si è battuto anche per il tax credit e tax shelter che bene o male verranno reinseriti. Ha dei problemi grossi con Tremonti perché ci sono dei problemi economici, basta sfogliare qualche giornale straniero perché quelli italiani si occupano spesso d'altro, per vedere cosa sta succedendo.. Continua il deputato-attore: "Per cui se abbiamo una polemica con la Finanziaria, si fanno degli emendamenti alla Finanziaria e si lavora sul Patto di Stabilità ma - conclude - non capisco a cosa serva chiedere le dimissioni di Bondi, è un tipo di politica che non mi appartiene. Allora bisognava chiederle subito oppure battersi per avere un altro ministro
la Padania
20 Novembre 2010
Bondi, il ministro più diffamato
RO
Roberto Schena
la Padania
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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