Paolo Orsi. Intervista alla nuova direttrice, l'archeologa Beatrice Basile, su cosa serve alla struttura e su che cosa si può fare subito «Modernizzare il Museo per renderlo fruibile a tutti» Un gruppo di giovani visitatori esce dal «Paolo Orsi» dopo aver ammirato, per ultimo, vasi e statuine antiche esclamando: «cosa mai vorrà dire fittile?» Un gruppo di giovani visitatori esce dal «Paolo Orsi» dopo aver ammirato, per ultimo, vasi e statuine antiche esclamando: «cosa mai vorrà dire fittile?». Questo l'esempio più emblematico della necessità di cambiare il linguaggio di uno dei «Gotha» dei musei, secondo la sua nuova direttrice, Beatrice Basile. «Dovremmo scrivere «di terracotta» o «di creta» invece che fittile - dice - altrimenti nessuno più comprenderà il vero significato dei pannelli che descrivono i reperti». Beatrice Basile, archeologa ed ex soprintendente di Ragusa ed Enna, ha le idee molto chiare: la società è cambiata e con essa anche la percezione museale. «Ormai la maniera di comunicare è decisamente differente rispetto a quando venne concepito il «Paolo Orsi», così come altri grandi musei - afferma - e dobbiamo adeguarci. Questo significa rendere più semplici i pannelli, ma anche predisporre ricostruzioni virtuali e non. I giovani sono abituati a conoscere per immagini, attraverso il click dei computer: hanno bisogno di immediatezza. E ciò non cambia il valore del museo, ma la capacità di coglierlo». Per questa ragione, la dottoressa Basile ha già inviato alcuni progetti alla Regione relativi all'ammodernamento museale attraverso la multimedialità e altri sistemi che renderebbero certo più attuale e fruibile la struttura. «Intervenire su un museo come il nostro - aggiunge per completare il discorso sui problemi - è difficile. Il «Paolo Orsi» è anche il museo di una tradizione museale, è, vorrei dire, un museo di se stesso. E in questo senso non si può stravolgerne lo stile, semmai aprire la sua accessibilità concettuale con mezzi di nuova comunicazione, mantenendo la classicità dell'impianto». Ma non è solamente il museo di villa Landolina al centro dell'esigenza di rinnovamento della sua nuova direzione. «Il «Paolo Orsi» si trova in un'area peculiare - prosegue la direttrice - a due passi dal parco della Neapolis, di fronte al Santuario, accanto alle catacombe di San Giovanni, vicino a quelle di Vigna Cassia, Santa Lucia e all'area archeologica di piazza della Vittoria. Insomma, in uno spazio ristrettissimo sono concentrati beni di immenso valore che potrebbero far parte di un unico percorso. Manca però il coordinamento e la strategia di valorizzazione di queste potenzialità». In realtà mancano anche le brochure, un punto turistico e gli autobus urbani, solo per citare i servizi primari che servirebbero come indispensabile supporto alle visite dei turisti. «Il parco della Neapolis - aggiunge - registra oltre cinquecentomila visitatori all'anno, noi non più di settantamila, le catacombe quarantaseimila: insomma, occorre una politica di coordinamento tra queste realtà tanto vicine». Beatrice Basile accenna infine ai problemi annosi del museo e dei beni culturali in generale: i fondi e il personale tecnico. Ma non si arrende. E sostiene con orgoglio anche questo onere della grande eredità che le è toccata. Decisa a combattere fino alla soluzione dei problemi.