L'antica dimora di via Speciale andrebbe recuperata per evitare lo scempio del degrado Il bene appartiene all'Ente Orchestra Sinfonica, che però non ha risorse per salvare la struttura La settecentesca Villa Napoli di via Speciale nel quartiere Cuba-Calatafimi è sempre più nel ... Vincenzo Prestigiacomo Siamo stanchi di denunciare dimore in degrado, ma non ci fermeremo. Senza ombra di dubbio preferiremmo scrivere di edifici e monumenti in fase di recupero. Purtroppo, casi del genere sono una minoranza e sempre più spesso nascono da iniziative private. Un bene che merita maggiore attenzione è la settecentesca Villa Napoli di via Speciale, nel quartiere Cuba Calatafimi. E' sperabile che il nuovo sovrintendente ai Beni culturali di Palermo, Gaetano Gullo, possa dare una forte accelerazione al recupero della degradata villa e della sua dignità. Il bene oggi appartiene all'Ente Orchestra Sinfonica Siciliana, che però non ha risorse per salvare la struttura. La villa, non essendo vissuta, è in balia di vandali e ladruncoli. Ultimamente sono state asportate mattonelle maiolicate e una preziosa acquasantiera che impreziosiva l'annessa cappella. Abbandonato anche il giardino; la fanno da padrone erbacce e rifiuti. E pensare che il verde e le fontane del Gagini che circondavano il parco erano l'orgoglio della famiglia di Napoli. Si è salvata soltanto la "Cubala", il caratteristico chioschetto a forma cubica. La famiglia di Napoli entrò in possesso della dimora nel 1758 con il giurista Carlo. La villa venne edificata intorno al 1730 con l'utilizzo dei resti della normanna Torre Alfaina o Cuba Soprana. Nella facciata orientale sono visibili testimonianze di archi ogivali. Dice Gianfranco Zanna, responsabile per i Beni culturali di Legambiente: "Tutto questo è una vergogna. Sembra che di questo stato di degrado e abbandono nessuno ne abbia una colpa, a partire dalla direzione della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana che doveva custodire il bene in questi ultimi anni. Abbiamo, dallo scorso 26 aprile, chiesto all'Assessorato regionale dei Beni culturali di intervenire con urgenza e tempestività per porre fine a questo scempio, perché non si può lasciare un gioiello così prezioso in questo stato di rovina. Villa Napoli deve ritornare nelle disponibilità dell'Assessorato dei Beni culturali, innanzitutto per assicurarne nuovamente la tutela e la conservazione; poi per garantirne la fruizione pubblica". Chiudiamo gli occhi e tuffiamoci nel Settecento. Addentrarsi nella dimora significa scoprire l'arte del vivere dei Gattopardi, che con la loro raffinatezza, la grazia dei modi, rivaleggiavano con le corti europee. L'epoca delle grandi feste oggi è scomparsa. Un tempo si ostentava un lusso inaudito nei festeggiamenti. E nelle estati di quell'epoca la famiglia di Napoli riceveva amici e viaggiatori con solennità. Le feste duravano diverse ore e non doveva mancare nulla. A disposizione dell'ospite un esercito di servitori a soddisfare qualsiasi desiderio. Un'autentica follia che portò molti dei grandi casati alla rovina. I menu della cena dovevano essere sfarzosi. Per fortuna i gustosi avanzi delle cene erano la felicità del povero che li mangiava con avidità. Qualcuno più fortunato portava via anche una bottiglia con un fondo di champagne, toccasana contro le emozioni. La tavola dei Gattopardi veniva apparecchiata con argenteria massiccia incisa con stemmi di famiglia, piatti di porcellana di Parigi e tovagliato finemente ricamato da donne dalle mani d'oro. Oggi quel mondo è scomparso e rimangono alla storia relazioni, libri mastri con vertiginosi conti da pagare ai fornitori. Nel salotto della nobiltà si parlava di tutto, tranne che di lavoro, vocabolo pestilenziale per l'aristocrazia. La fatica era conosciuta da poche famiglie, impegnate in attività produttive gli Alliata di villafranca, i Lanza di Trabia e poche altre. 20112010