Spiacente di dover smentire il ministro Tremonti: non è mica vero che la cultura non si mangia, noi ce la stiamo mangiando. La tavola su cui è servito il pasto è il bilancio regionale di previsione 2011 che azzera gli investimenti per lIstituto dei Beni Culturali. Qualche osservazione, preoccupata e per nulla ottimista, sul merito e sul metodo e cioè sul piatto e sul comè servito. Il merito, cioè il piatto: la vita di biblioteche, di musei, di presidi della cultura e della consapevolezza critica, di luoghi per la conservazione dei nostri Beni Culturali, per i quali siamo ammirati nel mondo. Il merito è il futuro della conoscenza e consapevolezza dei nostri figli che ci stupiamo se poco o nulla sanno dellItalia unita che presto celebreremo. Dove dovrebbero averlo appreso? Nelle scuole continuamente umiliate (anche se, va detto, sostenute dal concreto impegno della nostra Regione) o nelle biblioteche considerate un costo e uno strumento rinunciabile? Sul piatto cè il passato, da mangiare in un boccone, tanto è passato, ma in realtà cè il futuro compromesso dai morsi coi quali facciamo a brani la cultura. Non la pensarono così uomini e donne che costruirono lItalia unita anche grazie a un esercito di maestri e maestre, né quanti, come Bobbio, vollero nel dopoguerra aprire biblioteche ovunque. Il metodo, vale a dire il modo con il quale il piatto è portato a tavola: senza dirlo. Nessuno osa affermare che la cultura non serve, tutti addosso a Tremonti che proclama che con la cultura non si mangia o a Bondi che non ha vigilato su Pompei. Nei fatti si umilia con imbarazzanti ristrettezze chi si occupa di Beni culturali. Tanto varrebbe dire che lIstituto per i Beni culturali da domani non cè più e almeno risparmieremmo i soldi dellaffitto della sede. Tanto varrebbe dire che ce lo siamo mangiati lIstituto e non certo perché era lultima briciola di cui cibarsi prima di soccombere ma perché è la cultura lultimo o quasi degli interessi. Se così non fosse ogni razionalizzazione (necessaria!), ogni taglio (pur necessario) sarebbe accompagnato da un progetto dichiarato, da un coinvolgimento di forze e di idee, da un appello a fare di più e meglio con quello che cè. Come nelle finanziarie si rispecchiano i disegni politici, così in questo bilancio di previsione si svela il pensiero sulla cultura. Vi si annuncia una abbuffata triste, una cannibalizzazione che ciberà momentaneamente e insalubremente i giovani lasciandoli apparentemente sazi ma effettivamente e drammaticamente vuoti. Poco importa se poi in futuri assestamenti una piccola porzione verrà risparmiata. Lidea è passata: la cultura si mangia, il pasto è servito, il conto lo pagheranno le generazioni future. (lautrice è docente di Storia medievale)
BOLOGNA - Povero Ibc se anche la Regione taglia la cultura
Il ministro Tremonti ha affermato che la cultura non si mangia, ma un articolo di giornale smentisce questa affermazione. Il bilancio regionale di previsione 2011 azzera gli investimenti per lIstituto dei Beni Culturali, indicando una "cannibalizzazione" della cultura. Il futuro della conoscenza e consapevolezza dei giovani è compromesso, mentre le biblioteche e i musei sono considerati un costo e uno strumento rinunciabile. L'articolo lamenta la mancanza di progetti e di coinvolgimento di forze e idee per salvare la cultura. Il bilancio di previsione si svela come un annuncio triste e insalubre per le generazioni future.
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