Dettagli dei dipinti ingranditi, modificati e disseminati nelle sale: "Come una caccia al tesoro, ma senza soluzione" Tra i Reni e i Carracci immagini "ambigue" che sfidano il visitatore ad attraversare la pittura Come ci sono entrati i nove anonimi (in realtà dipendenti della Pinacoteca) che accolgono i visitatori appesi sul ballatoio dellingresso, colti alle spalle da Mario Cresci mentre guardano i capolavori della collezione, e poi proiettati in fotomontaggio dentro le cornici, facendoli passare Attraverso larte come Alice passò attraverso lo specchio. Artista, docente, curatore, il sessantottenne Mario Cresci è uno dei più intelligenti sperimentatori della e con la fotografia che lItalia abbia allevato. Chi non lo conosce ancora, in questa sua doppia mostra (da sabato al 31 gennaio) dovrà iniziare dalle sale interrate del museo dove oltre quarantanni del suo percorso artistico sono riassunti in novanta immagini che non si vergognano dessere fotografie: perché Cresci si muove, dagli anni Sessanta, nellarea della ricerca e del concettuale, ma non ha mai tradito il "fotografico", non ha mai costretto la fotografia a rinunciare a quel che sola sa fare: prelevare frammenti dallapparenza del mondo. Nello stesso tempo, però, ha sempre chiesto alla fotocamera di fare di più, di forzare i propri limiti, di usare i propri "errori" (sfocature, distorsioni prospettiche) come straordinari strumenti rivelatori del reale nascosto. «Ma non è questo che volevo farle vedere», Cresci quasi ti trascina via dal suo passato, ansioso di spiegarti il presente. Alla Pinacoteca non ha voluto portare solo una carriera, ma un pensiero. Sullarte e sui musei. Accolto prontamente dal soprintendente Luigi Ficacci, che evidentemente fa parte di quella generazione di funzionari del patrimonio che non ha paura delle contaminazioni, se servono a ridare vita a spazi «cementificati» dallabitudine. Nata nel pieno della crisi dei finanziamenti alla cultura, spiega, questa mostra nasce dallinsoddisfazione rispetto agli spazi espositivi della Pinacoteca che mancano di un disegno, di unintenzione». Ed è così, come fornitrici di significati nuovi, che le fotografie si intrufolano ai piani superiori, fra gli Antichi Maestri. Nei mesi scorsi Cresci ha esplorato con attenzione i dipinti, poi li ha fotografati prelevandone dettagli da ingrandire e da alterare. Da quale tela è catturata questa farfalla dalle ali messe in vibrazione con un colpetto di Photoshop? E i due volti di donna sconvolti da un grido silenzioso? E il "grande chiodo"? «È quasi una caccia al tesoro», ammette il fotografo, divertito, «che non sarà spiegata. La fotografia è ambiguità, presenta senza svelare, inganna mentre mostra: un trompe-loeil». Disseminate nel museo, volutamente separate dai capolavori da cui sono "prelevate", le meta-immagini sfideranno il visitatore a riaccendere lattenzione. È lintenzione di questo primo atto di un progetto, Forse fotografia, che si ripeterà nel corso del 2011 allIstituto nazionale per la Grafica di Roma e al Palazzo Lanfranchi di Matera.