Vapori, tesori sommersi e Garibaldi Apre oggi la mostra (fino al 30 aprile 2011) che riunisce marineria moderna e Risorgimento La storia del grande armatore e la vicenda del "Polluce" nella Sala delle Compere UN tesoro è un tesoro, e quel blocco incrostato di sabbia, alghe pietrificate e chissà cosaltro, in cui scintillano le monete doro non potrebbe rappresentarlo al meglio. Non fu certo un caso che Raffaele Rubattino spese praticamente il suo patrimonio di grande armatore italiano per tentare inutilmente di riportare alla superficie ciò che si trovava nelle stive nel Polluce, il piroscafo affondato nei pressi dellElba nellaprile del 1841. Se fossero oro e argenti destinati a Mazzini e ad una possibile insurrezione, non si sa. Ma di certo, il mistero ha affascinato per centocinquantanni non pochi storici e cacciatori di relitti, sino al recupero del piroscafo e di parte del suo carico, pochi anni fa. E nel cuore di palazzo San Giorgio, in una sala delle Compere trasformata dallallestimento in rosso scuro, brillano le monete doro e dargento, i gioielli di un orefice napoletano, le raffinate porcellane di servizio, e persino un water-closet in ceramica decorata, impensabile nelle case del tempo; ma al centro troneggia la polena del Mongibello, la nave che speronò il Polluce. Il tesoro, esposto per la prima volta, è il cuore della mostra, ma "Raffaele Rubattino. Un armatore genovese e lUnità dItalia" è un percorso unico nella storia della marineria italiana moderna e del Risorgimento allo stesso tempo. La mostra - oggi lapertura al pubblico - non è infatti solo lomaggio allarmatore che credette in unaltra Italia, mettendo a disposizione i vapori sia per la spedizione di Sapri che per la partenza dei Mille (commovente il biglietto autografo di un Garibaldi vicino alla morte che ringrazia Rubattino «per il ricordo della preziosa amicizia tanto caro al mio cuore»,) ma anche alla modernità delle intuizioni. «Sono molte le analogie con loggi, perché Rubattino è stato il primo a mettere in gioco un intero nuovo naviglio, quando genova non voleva abbandonare i velieri, ma anche a vedere i traffici con lAfrica» sottolinea Luigi Merlo, presidente dellAutorità, ricordando che è, dopo cinquantanni, la prima mostra organizzata da San Giorgio. Con la piena collaborazione del Museo del Risorgimento e della Soprintendenza per i beni Archeologici della Toscana.