Già definita la suddivisione di tutto il territorio: per le attività connesse alle banchine una piccola porzione Il rischio di uno scontro istituzionale ma in gioco ci sono solo 25mila metri quadri Un fangodotto, i cantieri della gronda e quelli della strada a mare su aree pregiate I container vuoti potranno restare lì fino al 2016 poi dovranno lasciare il posto allautoparco Altrettanto noto come è andata a finire: il candidato del sindaco è stato sconfitto da quello della Provincia, Luigi Merlo, che appena nominato si è presentato a palazzo Tursi con un mazzo di fiori, un gesto di gran cavalleria che la Vincenzi ha gradito e al quale ha risposto con linizio di una collaborazione che non ha mai subito rallentamenti. Tutto questo fino a una settimana fa. Perché lepilogo della vicenda-Malacalza ha spinto la Vincenzi a una serie di iniziative senza precedenti, culminate nella delibera di ieri pomeriggio. Fin da domenica, però, il sindaco aveva sostanzialmente riassunto in unintervista a Repubblica la sua dirompente linea dazione: il Comune doveva recuperare la titolarità delle decisioni sulle aree del ponente, che la Regione si era annessa allinizio degli anni Novanta, con lallora assessore Signorini. Per la Vincenzi, il tempo degli accordi di programma, dove tutti decidono e poi rimangono ingessati al di là delle rivoluzioni economiche e finanziarie, era finito. Ma il sindaco punzecchiava anche il presidente dellauthority. Ribadendo di "volergli sempre bene", il sindaco non dimenticava di ricordare che la sua idea di "porto lungo" era più in sintonia con quella del suo ex candidato genovese Paolo Costa (oggi presidente dellauthority di Venezia) che con Merlo, con il quale aveva dovuto ripiegato sul modello di "retroporto". Ieri laffondo più diretto, che non è arrivato con la delibera, ma nella presentazione della stessa. Per ore, infatti, si pensava che nel testo votato dalla giunta ci fosse finita anche la richiesta più sconvolgente: il trasferimento dei 144mila metri quadri di aree dallauthority al Comune. Una sorta di "giallo" in grado di raffreddare anche la più solida delle alleanze. Non è così, come i due hanno poi anche avuto modo di chiarirsi. La Vincenzi ha invece scritto e parlato di "federalismo demaniale", ipotizzando la possibilità da parte del Comune di decidere sulle aree che dovranno essere restituite allauthority. Il fatto è che quelle aree non sono più demaniali, sono state sdemanializzate e tocca alla Società per Cornigliano (presieduta dalla Vincenzi e in cui sono presenti tutti gli enti locali) bonificare e restituire 144mila metri quadri allauthority, che le rimetterà in gara con funzioni logistico-portuali. Quelle aree, che avrebbero dovuto essere restituite il 5 ottobre, sono ancora bloccate. E poi, a ben vedere, non di 144mila metri quadri si sta parlando ma, di poche decine di migliaia. In quello spazio, infatti, Tursi occuperà 15mila metri quadri per il fangodotto e, dopo la bonifica, i cantieri della gronda (20mila). Le aree oggi occupate da Spinelli dal 2016 ospiteranno lautoparco (e fino a quella data, attività logistico-portuali), mentre solo 25mila andranno in gara per 50 anni. Il resto sarà ancora bloccato dai cantieri della strada a mare e, a seguire, dalla strada stessa. Toglierle al porto serve a poco. Tanto ormai non ci sono già quasi più.
LIGURIA - Il rischio di uno scontro istituzionale ma in gioco ci sono solo 25mila metri quadri
Il Comune di Venezia ha ottenuto la titolarità delle aree del ponente, che la Regione aveva annesso all'inizio degli anni Novanta. La decisione è stata presa dalla giunta del sindaco, che ha votato una delibera che restituirà 144mila metri quadri di aree all'autorità, ma solo 25mila metri quadri andranno in gara per 50 anni. Le aree resteranno bloccate dai cantieri della strada a mare e dalla strada stessa. Il sindaco ha sostenuto che il Comune deve recuperare la titolarità delle decisioni sulle aree del ponente, che è stata annessa alla Regione all'inizio degli anni Novanta.
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