IN TRE ANNI più di novantamila visitatori per la mostra «Le opere e i giorni», curata da Achille Bonito Oliva nella cornice della Certosa di Padula. Un successo anche per la rassegna «Ortus Artis», disegnata sui temi del paesaggio e del giardino contemporaneo. Ora, però, che i fondi si sono esauriti (novecentomila euro, disposti nell'ambito dell'accordo di programma sottoscritto con il ministero nel 2001), è scontro fra i diversi livelli istituzionali perla mancata proroga dei due eventi, fondamentali per il rilancio turistico del comprensorio cilentano. Da Roma non sentono ragioni: il ministero per i Beni Culturali non ha risposto alle sollecitazioni per prolungare i tempi delle manifestazioni. La Regione si dice pronta a subentrare nei piani di finanziamento - Padula è uno dei sei «grandi attrattori culturali» previsti dal programma di sviluppo del settore - ma in cambio chiede di poter entrare nella gestione del monumento, attraverso la società appena creata per la valorizzazione del patrimonio artistico e storico della Campania, la Scabec. Ma neppure questa soluzione si è rivelata praticabile. E la polemica si è accentuata nelle ultime ore, anche per la delusione dei molti turisti che hanno trovato sbarrate le porte dell'inedito percorso artistico, allestito con le opere realizzate sul posto da cento artisti di tutto il mondo. «Considero semplicemente assurda la chiusura di una doppia mostra che ha suscitato l'entusiasmo crescente dei visitatori, italiani e stranieri», dice l'assessore regionale ai Beni Culturali, Marco Di Lello. «Ancora più grave, però, è che il ministero ci impedisce di intervenire, per consentire la proroga delle due rassegne con i nostri soldi. Da tempo si sapeva che il doppio appuntamento di Padula sarebbe scaduto il 31 ottobre. Eppure nessuno, a Roma, ha mosso una sola foglia per venire incontro alle richieste degli appassionati». Conflitti di competenze? Problemi di gestione del personale impegnato nella Certosa di Padula? «Credo proprio di no. La Regione non ha mai interferito nelle funzioni delle altre istituzioni. - conclude Di Lello - Tanto meno ha creato tensioni nel personale: nelle due mostre sono stati sempre impiegati i custodi e tutti gli altri dipendenti dell'amministrazione statale».