La strategia del Nord-Est per convincere i viaggiatori a scoprire le meraviglie dell'entroterra. Puntando su quello che viene chiamato «paesaggio culturale». Il Veneto è la prima regione turistica d'Italia. Venezia, Palazzo Grassi, la Biennale di architettura all'Arsenale, la cui dodicesima edizione si chiude in questi giorni, Cortina e la Riviera del Brenta sono certamente una miniera inesauribile, ma quello che preoccupa è l'economia delle piccole città d'arte colpite dall'alluvione. «La sola provincia di Vicenza ha calcolato 40 milioni di danni per le attività legate al commercio e al turismo» ha stimato il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli. Un colpo che si aggiunge alle 8 mila imprese del settore che hanno chiuso nei primi mesi del 2010. Adesso la sfida è integrare i circuiti turistici e le iniziative di «incoming» includendo proprio quei territori che hanno subito l'ondata di piena. Una proposta su cui gli amministratori sono chiamati a riflettere. C'è infatti da far fruttare una ricchezza che in Veneto, in termini di spesa, vale il 14 per cento di tutti i consumi, contro il 10,4 della media nazionale. Da gennaio a giugno 6 milioni di turisti hanno visitato la regione (oltre 21 milioni i pernottamenti), spingendosi soprattutto sulle spiagge, sul Garda o in città d'arte come Verona, cui si aggiungeranno presto anche gli ingenti flussi portati dalla stagione sciistica. La sfida è convincerli a prolungare i pernottamenti allargando lo sguardo dalle località sciistiche al territorio, da Venezia a tutta la sua laguna. Ci sono esempi, come Verona Est e la Bassa Padovana, di pro loco che si sono alleate per promuovere itinerari di ampio raggio. «Questo percorso è iniziato creando il marchio territoriale Veneto tra il cielo e la terra, che punta proprio ad aggregare le bellezze del nostro territorio per sviluppare entro i prossimi 5 anni il concetto di paesaggio culturale» spiega l'assessore regionale al Turismo, Marino Finozzi. E un primo segnale sono state iniziative come I luoghi del mistero, che guidano il turista sui luoghi delle leggende regionali, o Fabbriche aperte, che ha portato gli ospiti nelle città e negli stabilimenti simbolo della manifattura italiana. Nel 2008 il turismo ha generato un giro d'affari di 11,4 miliardi di euro: tantissimi. Eppure, anche una città come Venezia, magari tentata di vivere di rendita, s'è accorta di quanto potrebbero aumentare se lo sguardo dei turisti andasse oltre piazza San Marco e il ponte di Rialto. «L'iniziativa Incoming Venezia ha fatto crescere le prenotazioni del 30 per cento, ma il problema vero è instaurare un nuovo rapporto fra la città e i suoi ospiti» riassume l'assessore al Turismo di Venezia, Roberto Panciera. «Vorremmo prima riuscire a prepararli informandoli sulla fragilità della città e farne loro interiorizzare le caratteristiche per aiutarli a godere appieno delle sue bellezze». Ovvero: basta con i turisti che prenotano un albergo in centro storico e domandano se ha il parcheggio. «Oggi il turista tipo arriva in piazza San Marco, fa un breve tour nel centro e poi riparte» si rammarica Panciera. «Invece noi lavoriamo perché si spinga a esplorare tutta la sua laguna, in gran parte ancora sconosciuta, senza dimenticare che luoghi come il Lido o l'Isola della Certosa saranno interessati nei prossimi anni da un grande progetto di riqualificazione». Per tutto il Veneto questo sarà un allenamento importante in vista di un obiettivo molto ambizioso: la candidatura di tutto il Nord-Est, da Verona a Udine, a capitale europea della cultura nel 2019.