Il direttore e la valorizzazione: «Non si può finalizzare tutto al denaro» Si dice Firenze e subito si pensa agli Uffizi, su cui tutti hanno una loro idea, convinti che si potrebbe fare di più e meglio, spesso in raffronto ad altre cattedrali dell'arte. E mai come in questi giorni del «Florens 2010», in cui si discute di tutela e valorizzazione dei beni culturali, la Galleria degli Uffizi è protagonista del dibattito sul futuro-destino di Firenze. Antonio Natali ne è direttore dal 15 giugno 2006, dopo essere stato alla guida del dipartimento di studi sul Rinascimento, Manierismo e Arte Contemporanea dello stesso museo. Ed è un degno erede di quella illustre tradizione di direttoro, per i quali è difficile distinguere se siano più colti o innamorati delle opere che custodiscono e amministrano. Detto ciò è persona che rifugge le polemiche spicciole e se non tirato per la giacca evita di ribattere anche quando avrebbe titoli, argomenti e idee cristalline per farlo. Ma stavolta si deve arrendere. Direttore, ci parli lei degli Uffizi. I visitatori, ad esempio, sono pochi o troppi? «Gli Uffizi non hanno bisogno di altri turisti, ma di essere amati, specialmente dai fiorentini. Un mio grande predecessore, Giuseppe Belli Bencivenni, diceva: "I meno che sieno informati della Regia Galleria sono i fiorentini. Lo sostengono i forestieri e me lo dicono". I fiorentini dovrebbero venirci di più. E non è vero che c'è coda. Se vengono in questo periodo che non c'è ressa, per esempio, possono avere un'idea del tutto diversa del loro museo, possono sentire la poesia di questo luogo». Va bene, ma con i numeri bisogna comunque fare i conti. E spesso si fa il confronto con il Louvre. «Allora è il Louvre che deve attrezzarsi per far meglio di noi sul numero di visitatori. Gli Uffizi hanno un milione e 600mila ingressi l'anno; il Louvre 8 milioni ma su una superficie calpestabile 12 volte più grande. Non si può pensare a una crescita illimitata, perché c'è un limite alla capienza. E poi a proposito di confronti, tutti i musei hanno i loro problemi. Ho visto di persona proprio dentro al Louvre un secchio per riparare l'acqua dal soffitto davanti a una tavola del Trecento, ma può succedere. Per quanto ci riguarda dobbiamo riconoscere che questa è una città ipercritica, che troppo spesso mira a distruggere anche le idee buone». Torniamo all'affluenza degli Uffizi. Allora va bene così? «Diciamo che intanto bisogna accogliere meglio i turisti che già abbiamo. Ma non è facile essendo circondati da cantieri come lo siamo adesso. Fermo restando che il nostro museo resta un edificio antico pensato per scopi amministrativi». Ma con l'ampliamento previsto le cose andranno meglio. «Sicuramente, lo spazio sarà più che raddoppiato, ma non dobbiamo pensare che verrà tirato fuori tutto quello che c'è nei depositi. E' l'occasione per consentire una migliore esposizione dell'attuale patrimonio, per dare alle sale una lettura più pausata, più affettuosa. Intanto stiamo aspettando a breve le nuove stanze per esporre gli stranieri del '500 e'600, tedeschi, francesi, olandesi e fiamminghi». Qual è la sua idea di valorizzazione del patrimonio culturale? «La valorizzazione non può essere finalizzata solo al denaro. Valorizzare vuol dire prima di tutto far conoscere un bene che prima era ignorato o negletto. In seguito si possono avere anche vantaggi economici, che di questi tempi sono auspicabili. Ma non capovolgere il concetto. Sento molto parlare di manager? ma vorrei direi che a fare i debiti non sono mai stati i poeti o gli storici dell'arte, forse lo sono stati di più i manager». Gli Uffizi hanno bisogno di valorizzazione? «Certo, per questo facciamo tantissime attività. Attualmente abbiamo una mostra in Cina e una in Giappone. Oltre a Caravaggio agli Uffizi, ci sono quelle di Fe e Scandicci. E a Natale avremo «Autoritratte», senza togliere un solo capolavoro dalle sale ma utilizzando importanti opere dei depositi. Complessivamente sono molto orgoglioso di quello che facciamo agli Uffizi, a cominciare dai laboratori sull'arte per i ragazzi, che hanno sempre avuto il É vero ». che stona pesa così tanto sulle spalle di Firenze da non lasciare spazio al contemporaneo. «E' vero, se fin da piccoli non si cambia il rapporto col nostro tempo, l'eredità che abbiamo è così grande che non ci consente di respirare. E infatti a Firenze da troppo tempo siamo alla finestra, neanche comparse ma spettatori della nostra epoca. Quello che dobbiamo imparare dal passato è l'esempio, per diventare a noi volta protagonisti. Perché oltre un certo limite non è rispetto della storia, ma paralisi». Cosa ne pensa del Florens? «Mi pronuncio sull'idea: fare di Firenze un centro periodico per il dibattito culturale è bello e degno di questa città. L'importante e che qualsiasi iniziativa abbia una preparazione adeguata, che ci sia la concezione che non ci si può improvvisare e che serve qualità e non quantità».
Gli Uffizi e la sfida col Louvre. Natali: Niente da invidiare
Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, discute sul futuro e il destino del museo. Egli riconosce che il museo è un luogo di grande valore culturale, ma che la sua valorizzazione non può essere finalizzata solo al denaro. Natali sostiene che il museo deve essere amato e apprezzato dai fiorentini, che sono spesso poco informati della sua importanza. Egli cita il fatto che il Louvre ha un milione di visitatori, mentre gli Uffizi hanno solo 1,6 milioni, ma sottolinea che il museo è più piccolo e ha una capienza limitata. Natali sostiene che il confronto con il Louvre è inutile e che ogni museo ha i suoi problemi.
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