Per aiutare il Duomo nelle sale del museo arrivano gli sponsor Il Duomo ha bisogno di cure e soldi. In fretta. Per restaurare la guglia maggiore servono 8 milioni di euro e, in attesa dei finanziamenti delle istituzioni, la Veneranda Fabbrica si muove da sola. Promuove incontri per cercare sponsor fra aziende e fondazioni, in cambio dedicherà a ciascuno sponsor una sala del nuovo museo del Duomo. La veneranda Fabbrica smorza i toni della lite sui fondi con il comune. «Sono stati stanziati e siamo tranquilli". Intanto prepara un'iniziativa rivoluzionaria: "Intitolare gli spazi del museo ai privati che ci finanzieranno» Non possono più aspettare. Il tempo stringe. Il monumento ha bisogno di cure e la crisi non molla. Ecco allora che la Veneranda Fabbrica del Duomo, mentre aspetta che i fondi promessi dall'accordo di programma arrivino nelle casse, si dà al fund raising. Per poter restaurare la guglia maggiore, che richiede un intervento non più procrastinabile, servono circa 8 milioni di euro, mentre ammonta a 10 milioni il finanziamento per il ripristino del Museo del Duomo, dopo i lavori di rafforzamento statico e di restauro per il recupero di Palazzo Reale in cui è ospitato. Entro la fine del mese, assicurano le istituzioni, dovrebbero arrivare i fondi già stanziati in bilancio (si parla di 1 milione di euro dal Comune, 1 milione dalla Regione, 1,2 dal ministero dei Beni culturali spalmati in 3 anni e 481 mila euro dalla Provinica). «Siamo fiduciosi, anche se l'accordo non è stato ancora firmato, sappiamo che le istituzioni hanno deliberato e stanziato in bilancio i fondi promessi - spiega il direttore della Veneranda fabbrica del Duomo Benigno Morlin Visconti Castiglione - ora si tratta di stringere». Al di là del fatto che i 3,7 milioni promessi non sono certo sufficienti per finanziare restauro e museo, la principale preoccupazione della Veneranda è la manutenzione ordinaria della cattedrale. «Chi fa da se fa per te...». I vertici dell'ente hanno quindi deciso di cercare anche altri fondi. Si sono messi al lavoro per organizzare incontri e presentazioni, con tanto di rendering e progetti, per spiegare a enti, fondazioni, società, aziende bisogni e potenzialità del simbolo di Milano. Tutti sono chiamati «a fare la loro parte», in cambio verrà dedicata una delle venti sale del museo rinnovato. Non solo, gli uffici stanno anche studiando i bandi di Expo: la speranza è di riuscire a partecipare per poter ottenere dei fondi anche lì. Per riuscire a ripristinare la galleria, che negli ultimi anni ha raddoppiato i visitatori, quindi tutto, o quasi, è permesso. Anche ammettere all'interno dei propri spazi, iniziative che vengono criticate, dalla Curia, quando si svolgono all'esterno. Meno di una settimana fa, infatti, l'arciprete del Duomo monsignor Luigi Manganini si era scagliato duramente contro l'albero di Tiffany in piazza, frutto di un accordo con palazzo Marino: «E' vero, siamo in difficoltà nel reperire i fondi per i lavori, ma ci vuole rispetto nell'utilizzo di piazza Duomo da parte del Comune». Aveva rincarato la dose l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi: «Sono a dir poco sconcertato di fronte alla notizia dell'oreficeria autorizzata dal Comune davanti alla cattedrale. Trovo tutto questo di cattivo gusto e profondamente sbagliato». Le critiche della Curia avevano scombussolato la giunta milanese, tanto che il sindaco dopo aver bocciato l'albero, aveva ritrattato difendendo il permesso concesso per l'albero - gioielleria con fondi da destinati alla Fabbrica del Duomo. «Il fatto che gli sponsor privati (Tiffany o l'Audi per la torre di luce, ndr) scelgano piazza Duomo è dovuto al fatto che c'è più passaggio. Io penso che gli sponsor dovrebbero tenerne conto». Come a dire se sfruttano la cattedrale, è giusto che la compensino in qualche modo. Con soldi, ovviamente.