In Parlamento si torna a parlare di Napoli. Questa volta, però, a fare discutere non è l'emergenza rifiuti, bensì un'altra emergenza che rischia di danneggiare ulteriormente l'immagine della città. La senatrice del Pdl Diana De Feo, moglie del giornalista Emilio Fede, infatti, ha presentato un'interrogazione parlamentare a risposta scritta al ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi. Il documento arriva dopo una serie di denunce e di battaglie sull'abbandono in cui versa il centro di Napoli che, dal 1995, è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità ed è stato inserito nella lista dei beni da tutelare. Chiese e monumenti antichi, spesso, versano in condizioni disastrose o, addirittura, sono chiusi da anni al pubblico. Una situazione che è ben chiara alla senatrice De Feo. «Sono ancora numerose - si legge, infatti, nel documento - le strutture (chiese, fontane, palazzi, architetture antiche, edicole sacre) in condizioni non idonee ed atte alla conservazione, e la legge 77 del 20 febbraio del 2006, che prevede finanziamenti fino al 90 della copertura dei costi, prevede anche l'introduzione dei cosiddetti "piani di gestione", oltre alle misure di sostegno relative alla loro elaborazione». Peccato che, sempre stando all'interrogazione parlamentare presentata dalla senatrice De Feo, dopo ben 15 anni, 1'Unesco «non abbia ancora ricevuto il Piano di gestione relativo al centro storico di Napoli e - si legge ancora nel testo inviato al ministro Bondi - dopo la preoccupante constatazione di un comitato di vigilanza inviato nel capoluogo campano, abbia posto un ultimatum che scadrà il prossimo mese di febbraio». Come spesso accade a Napoli, bisogna essere con l'acqua alla gola per poter correre ai ripari. Per questo, infatti, dopo l'aut aut dell'Unesco sarebbe stata avviata una collaborazione tra centro del patrimonio mondiale, Regione Campania e Comune di Napoli per provvedere alla stesura di questo tanto atteso piano di gestione. Una collaborazione per la quale «sarebbero stati stanziati copiosi fondi». La De Feo, alla luce di una situazione che definire paradossale è poco chiede al ministro «se organismi dell'Unesco risultino coinvolti nelle procedure di salvaguardia per altri beni posti a tutela in Italia, se e quale sia il ruolo del ministero per i Beni e le attività culturali nella salvaguardia dei beni inserito nell'elenco del patrimonio mondiale dell'umanità e se risulti il ruolo del Comune di Napoli in detta collaborazione per la predisposizione del piano di gestione e se questo sia in linea con le normative vigenti». In conclusione, si legge ancora nell'interrogazione della De Feo, «ove risultassero competenze inadeguate, se e in quali modi si intende intervenire al fine di riportare l'elaborazione del piano di gestione in linea con le previsioni della legge 77 dei 2006». Insomma, dopo tante battaglie, ora il caso è nuovamente approdato nella Capitale. L'auspicio è che in tempi brevi qualche cosa si muova prima che del centro antico di Napoli resti solo il ricordo.
Napoli. Centro storico, caso in Parlamento
La senatrice del Pdl Diana De Feo ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, sulla situazione del centro storico di Napoli, dichiarato patrimonio mondiale dall'Unesco nel 1995. La De Feo ha denunciato le condizioni disastrose in cui versano le strutture antiche, spesso chiusi al pubblico, e ha chiesto informazioni sul ruolo dell'Unesco, del ministero e del Comune di Napoli nella salvaguardia dei beni. La legge 77 del 2006 prevede finanziamenti fino al 90% per la copertura dei costi, ma non è stato ancora presentato il piano di gestione relativo al centro storico di Napoli.
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