Ma che brutta aria. Il Comune è diventato la macchina dei tagli. Lo sforbiciamento è il fruscio amministrativo quotidiano. Diete paurose, cinghie strette, assessori anoressici. Non ce ne più per nessuno. E una mutazione di scenario impressionante se si pensa solo a ieri. Burchiellaro prima e Brioni poi, intonavano messe cantate per dire che la loro Mantova era la più brillante città italiana per le risorse profuse nella cultura, anche 6 milioni di euro investiti annualmente nel più promettente futuro: cultura e paesaggio, il 12 per cento del bilancio complessivo. Dalla Celeste Galeria alla Forza del Bello, se non eri stato in visita a Mantova non eri nessuno. Mantova esempio da imitare, isola e laboratorio del sapere e del buon vivere, invidiatissima per il Festivaletteratura, inarrivabile per le strade storte e i treni dell'altro mondo, ma per questo fascinosa. Oggi sfiorita, di colpo, incerta e un poco curva. Preoccupante curva discendente inferta dalla crisi economica e dalle misure governative conseguenti. E gli antidoti berlusconiani insopportabili. Lo dice il sindaco Sodano quando dice di non condividere il patto di stabilità: mummifica il suo speranzoso mandato. La sua Giunta del fare - se nulla muterà - per ora brandisce unicamente una forbice. Zac. Come salvare la città della cultura dalla siccità nazionale? Come non arretrare? Mettiamo in fila un po' di considerazioni forse buone per dare un senso all'attività meccanica delle forbici e salvare Mantova dal piagnisteo finanziario il quale - temiamo - potrebbe diventare alla lunga l'alibi del non fare. BASSO COSTO. Con la rarefazione delle risorse, Mantova ha un bel d'aspettare che riparta il treno dell'economia. In Tempi eccezionali" scriverebbe Petronilla, servono ricette adeguate, dovrebbero girare le rotelle dell'inventiva. Cavalcando l'etichetta dell'inimitabile città dei Gonzaga (nomea ossidabile) che l'accompagna, potrebbe confezionare e realizzare progetti a basso costo e alto consumo. Inevitabile una convocazione delle realtà culturali di pregio. Di vertici non se ne fanno dai tempi di Settis, quando i denari c'erano e l'allarme non c'era. BONDI SENZA FONDI. Alla larga dalla Roma che scricchiola, dai tutor politici nazionali o personali. È l'occasione per l'amministrazione Sodano di disattivare il circuito con il ministro Bondi che per Mantova nulla ha prodotto. Niente. Bondi senza fondi, più impegnato a coordinare le sorti del Pdl, a rischio di seppellimento sotto la rovina pompeiana. In tanta incertezza del quadro e dei riferimenti varrebbe la pena di operare in piena autonomia, liberi da condizionamenti partitici e torrentizi e smettere di arruolare uomini e cose da loro suggeriti. SCANDALO DUCALE. Proprio perché esiste il tutorato bondiano, sino ad oggi il Comune non ha gridato indignazione per il Ducale lasciato al suo destino e non ha ancora udito l'avviamento del motore del nuovo Centro Te. Mantova è nuovamente senza sovrintendente responsabile della reggia più grande d'Italia, galleria nazionale, città nella città trattata come una Cenerentola degli scavalchi e degli interim: scandalo. E al Te nonostante le belle e ripetitive speranze vetrinistiche egizie ed ebraiche, l'era Elkann - uomo indicato da Bondi - deve ancora albeggiare. TOBLERONE. Se davvero non si può spendere un euro in più, la Casa dei Mosaici va lasciata dov'è. C'è altro a cui pensare. E invece no: la fregola della demolizione e dell'urto alla panoramica di piazza Sordello continua dai tempi della propaganda elettorale. Una mania. Sodano ieri ha annunciato che vuole prendere il Toblerone (per via del color cacao) e rimontarlo dov'era la scuola Kennedy, via Primaticcio, vista Te. Un altro urto, altre spese. Meglio rimandare, nonostante le promesse degli spot, perché la coerenza è un'altra cosa.