Il Ministro usa Palazzo Vecchio come tribuna per autoassolversi. «Ormai ha la data di scadenza» dice il sindaco. Che aspetta la card unica dei musei I1 ministro ai Beni culturali della Pompei che crolla (e dell'assunzione presso il suo dicastero del figlio della compagna) arriva a Firenze, fa una difesa d'ufficio del suo operato, tuona contro la sinistra cattiva e se ne va senza rassicurare sugli impegni presi con la città. «Sandro Bondi è ormai un ministro yogurt, con la data di scadenza», dice il sindaco Matteo Renzi in riferimento sia alla mozione parlamentare di sfiducia che alla paventata crisi di governo. Il ministro è a Palazzo Vecchio a un convegno sui beni culturali della kermesse Florens 2010. E va in scena l'autoassoluzione. «Il crollo di Pompei? Sfortuna. Non merito la mozione di sfiducia individuale, che mi rattrista per l'imbarbarimento della vita politica italiana», dice. I tagli che sta facendo sulla cultura? Colpa degli sprechi locali: «È vero che l'Italia spende meno di altri paesi, ma è altrettanto vero che ci sono molti sprechi. Per colpa delle burocrazie ogni anno restano nelle casse del ministero 650 milioni che non siamo in grado di investire». Al sindaco Renzi, a cui Bondi nel Salone dei 500 non rivolge direttamente la parola, quest'atteggiamento non va giù: «È sconcertante che il ministro per i Beni culturali sia venuto davanti a 35 delegazioni di Paesi stranieri, in un convegno a cui dovremmo dire cosa deve fare l'Italia, a fare una puntigliosa autodifesa. Ha dato l'idea di uno che stesse facendo le prove per "Annozero", la prova generale del discorso che farà quando il parlamento tenterà di sfiduciarlo». Aggiunge il sindaco: «Questo mi fa male, perché dal ministro ci saremmo aspettati qualcosa su quello che serve al Paese, non su quello che serve a lui per difendersi in Parlamento. E dispiace davvero tanto perchè questo è un metodo che non rispetta le istituzioni e non rispetta il Forum: non si utilizzano le stanze di tutti per fare le difese private». Comunque, per Renzi, «la sensazione è che a questo ministro abbiano dato una data di scadenza, nei prossimi giorni: è come uno yogurt». II governo aveva promesso a Firenze la Legge Speciale e la card unica per i musei. «Il ministro Bondi si è impegnato a dicembre dello scorso anno a fare alcune cose. Andate a vedere se le ha fatte o non le ha fatte. I fatti sono chiari. Stiamo aspettando che terminino gli impegni che si sono presi», ricorda Renzi. Bondi prova a rassicurarlo: «Presto firmeremo un accordo globale con il sindaco. Compresa la tessera unica per i musei». Gli fa eco il suo supermanager dei musei Mario Resca (che ora elogia il sindaco per l'ordinanza contro la Soprintendenza per farle pulire i muri dei suoi musei): «Faremo la card entro Natale» (anche se a Palazzo Vecchio fanno notare che tutto sarebbe pronto: manca solo la firma di Bondi sul protocollo). Tuttavia, insiste il ministro, «la differenza tra me e Renzi è che io sono qui per dire di collaborare con il sindaco, mentre lui utilizza questo per attaccarmi. Ma questo è il livello medio della sinistra italiana». Per Bondi, addirittura, «quando calerà il sipario su questa politica dell' odio, si capirà che sono stato un ministro innovatore». Duro il capogruppo del Pd in Comune Francesco Bonifazi: «Bondi ha fatto un comizio di mezz'ora senza minimamente fare proposte operative per la città». A Palazzo Vecchio c'è infine il prevedibile Vittorio Sgarbi-show: il critico prende a parolacce la sinistra e la passata giunta per le panchine di piazza Santa Maria Novella e la loggia Isozaki.