Dopo Florens, tredici idee per la cultura. Il presidente di Confindustria Gentile ne anticipa due, per Firenze: una scuola per la gestione dei beni culturali e un piano di digitalizzazione. Firenze insegni una visione nuova alla futura classe dirigente L'autocritica, la proposta, il sogno. Giovanni Gentile, presidente di Florens 2010 e di Confindustria Firenze, all'avvio dei lavori del Forum internazionale, ieri in Palazzo Vecchio, prova a fare il primo bilancio della Davos della cultura. Una sorta di analisi di midterm, visto che la kermesse dura fino a sabato. Partiamo da cosa non ha funzionato o non sta funzionando. «Mi pare che le cose stiano andando per il meglio, però se devo proiettarmi verso l'edizione del 2012, forse qualche aggiustamento lo si può fare» In che direzione? «Bisognerà rendere più snella la manifestazione, farla durare meno, facendo meno eventi. Anche se mi sembra che siano stati tutti molto seguiti». Potrebbe essere un'idea. Altro? «Certo è quello che dovremo fare da sabato fino al 2012. Florens è nato come un momento di confronto e di ragionamento finalizzato a fare delle proposte concrete». Bene, passiamo alle proposte. «Dirò tutto sabato, ma posso anticipare che alla fine della nostra settimana dei beni culturali verranno fuori 13 punti programmatici. Una vera agenda, con la lista delle cose da fare». Ci faccia almeno un'anticipazione... «Per Firenze: dovremmo fare della nostra città la futura sede di una scuola di alta formazione per la gestione dei beni culturali e il centro propulsivo di una nuova politica di digitalizzazione del settore». Ne fa già cenno lo studio Ambrosetti presentato questa mattina (ieri ndr). «Sì, ed è il fulcro delle proposte operative che vorremo fare tutti noi, una volta conclusi i lavori. Vede se siamo tutti d'accordo su un punto di fondo, e cioè che bisogna potenziare gli investimenti in cultura perché questi facciano da volano allo sviluppo dell'economia, bisogna formare una nuova classe di dirigenti capaci di implementare questa nuova visione delle cose. In questo Firenze potrebbe fare da capofila, impiantando qui una vera e propria scuola di formazione». E quanto alla digitalizzazione? «E' un punto fondamentale. La cultura va promossa e la promozione passa necessariamente attraverso questi nuovi sistemi di comunicazione. Firenze anche in questo caso potrebbe dettare la linea a tutta Italia». Giusto, ma a vedere il sito di Florens 2010 anche voi sul digitale dovreste darvi da fare. Fino a ieri (l'altro ieri, ndr) in home page c'era il comunicato del primo giorno... «La prima cosa che faremo una volta finito il forum sarà aggiornare il sito con tutti i contenuti della settimana: scaricheremo le conferenze e gli interventi sia in formato testo che come video, per mettere in rete e condividere tutto quanto fatto qui a Firenze nel corso di queste giornate». Ma qualcosa che per Firenze possa essere tangibile? Insomma qualcosa che resti? «Come presidente del comitato di Florens cercherò di spingere per il riuso di alcune strutture cittadine per la valorizzazione del settore dei beni culturali». A quali siti si riferisce? «San Firenze, la Manifattura Tabacchi e la caserma di Costa San Giorgio. Potrebbero ospitare musei, per esempio». Ma far funzionare meglio per esempio il Bargello, che è un gioiello che attira meno turisti di quanto non meriterebbe? «Sì anche questo andrebbe fatto». E poi, mi permetta un'altra domanda: ma i soldi per questi nuovi musei chi ce li mette? «Se ci sono le idee e le volontà comune di portarle avanti i soldi si trovano, come per Florens». I famosi mecenati che oggi si chiamano sponsor. Però anche loro fanno sempre più fatica a sborsare soldi, c'è il problema della defiscalizzazione. «Proprio oggi (ieri, ndr) qui il governo si è impegnato a percorrere la strada della defiscalizzazione per gli sponsor della cultura». Scusi ma a Florens per il governo c'era il ministro Bondi, su cui pende una mozione di sfiducia. «E' vero, ma l'impegno lo ha assunto il direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali, Mario Resca che è a tutti gli effetti un rappresentante del governo». Senta, durante questa settimana il principio cardine che si è cercato di veicolare, e che lei stesso ha appena ricordato, è quello che punta a trasformare la bellezza e la cultura in ricchezza. Lei è un imprenditore. Da cosa si comincia? «Il mio sogno, vuole sapere qual è sul serio? Potenziare le infrastrutture. In questa città anche per far decollare il suo potenziale economico rispetto al settore cultura servono un nuovo aeroporto, l'Alta velocità e la soluzione della mobilità cittadina».