Il dissesto idrogeologico rischia di cancellare le residenze millenarie caso Sulla collina mancano le fogne e sistemi per incanalare le acque piovane I danni. Una valanga di terra un anno fa precipitò sulla residenza Arianna «In questi siti così importanti non dovrebbe esserci una manutenzione non straordinaria che deve essere seguita da quella ordinaria altrimenti diventa uno spreco di soldi - spiega Antonio Pepe della sezione Beni Culturali Cisl -. Nell'ordinanza emessa per lo stato d'emergenza, Stabia, (così come Ercolano e gli altri siti minori) avrebbe dovuto avere la stessa priorità di Pompei». Gli ultimi fondi stanziati per Castellammare portano la firma dell'allora prefetto e commissario Renato Profili. I documenti sono visibili on line sul sito internet della Soprintendenza. Gli ultimi fondi si riferiscono al restauro delle coperture e degli apparati decorativi degli Scavi di Stabia alle recinzioni dell'area demaniale che circonda i siti e la realizzazione dei bagni. Le ville infatti sembrano tutto un work in progress, le coperture in alluminio saranno smontate e sostituite con quelle specifiche realizzate in legno lamellare, isolate da un telo riflettente e poi ultimate con antiche tegole realizzate in stile Pompei. Un'opera fondamentale per gli scavi e già visibile a Villa Arianna. «Non si sa il motivo per cui si sono bloccati i fondi - continua Pepe - certo è che ogni volta che c'è uno stop in termini economici, tutta la manutenzione per prevenire crolli rischia di subire una battuta d'arresto». E poi c'è la questione biglietteria. L'area denominata Visitor Center è solo un cumulo di pilastri e tettoie e la consegna dei lavori, che dovevano concludersi nel 2008 non sarebbe ancora avvenuta. Sul pianoro anche spazzatura. A pochi passi dalle antiche domus, tra i rifiuti ingombranti spunta una roulotte. Qualcuno dice che sia lì dal terremoto del 1980. «Verificheremo se è su un terreno comunale - conclude l'assessore Coppola - e se è così provvederemo a rimuoverla. Puntiamo molto sugli scavi archéologici e recentemente abbiamo firmato un protocollo che permetterà alle scuole di entrare e vivere l'archeologia della nostra città». E malgrado sia solo un piccolo sito, l'antica Stabia è rimasta nel cuore di Lucio Dalla, che ha cantato tra le rovine di villa San Marco. "Dalla mi chiese come mai le meraviglie di Castellammare erano sconosciute - racconta Catello Vanacore storico stabiese - si appassionò a tal punto da insistere per visitare l'intero sito». CASTELLAMMARE. Come una vecchia signora, sola e rintanata nel suo silenzio l'antica Stabia domina dall'alto la moderna Castellammare. Non perde la sua eleganza ma il dissesto idrogeologico rischia di indebolirla, di piegarla. Le piogge e il terreno friabile potrebbero cedere e seppellirla danneggiando le due ville che sorgono sul pianoro di Varano. L'entrata di Villa San Marco è nascosta tra le campagne ed un ristorante. La strada che conduce a Villa Arianna invece sarebbe addirittura interdetta perché a rischio frane, male auto continuano a circolare. Nessun percorso collega le due ville. L'abusivismo edilizio, una piaga sulla collina di Varano sembra aver inghiottito l'archeologia stabiana. A pochi passi da villa San Marco il canto di un gallo ed il nitrito di un cavallo attirano l'attenzione su un terreno che è situato tra l'area - incompleta - della biglietteria e l'ingresso della villa. Baracche e casolari adibiti a stalle, terre coltivate aver-dure e fiori, poi ristoranti, officine e altro ancora seppelliscono una parte dell'antica Stabia. Come la Villa del Pastore, chiamata così perché al suo interno venne ritrovata la statua di un pastore ed un grande labrum in marmo. Visibile fino alla fine degli anni '70, adesso la villa del Pastore pare sia nuovamente ricoperta. «Il sindaco sta coordinando una serie di attività contro questo fenomeno, l'obiettivo è sbloccare alcune situazioni su cui da anni c'è stasi - spiega l'assessore Antonio Coppola con delega agli Scavi di Stabia - affinché si possa mettere un punto fermo sugli abusi». Seminascosta invece in un costone di via Passeggiata Archeologica, la Villa di Anteros ed Heraclio. Negli anni scorsi durante una banale operazione di rimozione delle erbacce emersero tegole, pezzi di mura, pavimento e pareti intonacate sepolte da cespugli e terreno al rischio delle intemperie. Lo scavo - trattato secondo le procedure dell'istituto centrale di restauro - aveva messo in luce i resti di quella villa che si credevano persi e che probabilmente, stando alla posizione geografica poco panoramica, doveva essere la stanza riservata ai servi. Ma a preoccupare associazioni, studiosi e sindacalisti sono le condizioni delle due ville principali. Villa San Marco e Villa Arianna. L'acqua piovana scende da Gragnano e si infila nei siti archeologici scorrendo fino alle estremità del pianoro. A causare problemi però le acque reflue non canalizzate - la zona sarebbe sprovvista di una rete fognaria - ma anche il fango e i liquidi provenienti dalle terre coltivate. Così la frana che l'anno scorso ha colpito villa Arianna potrebbe verificarsi nuovamente. Il terreno è molliccio e a proteggere quel pianoro zuppo di acqua piovana solo un'impalcatura in legno.