Il primo cittadino: «E' un ministro a scadenza, come uno yogurt». La replica: «Lui pensa solo ad accusare» Il ministro Bondi come uno yogurt in scadenza. Il sindaco Renzi l'esempio del livello medio della sinistra italiana. Qualunque sia il palcoscenico, tra Governo e Palazzo Vecchio sono scintille. Ieri lo scenario è stato il Salone dei Cinquecento in occasione dell'apertura del Forum sui beni culturali del «Florens 2010», con un parterre di relatori da tutto il mondo. Apre il ministro dei Beni culturali e mette sul tappeto quello che di buono è stato fatto negli ultimi due anni per il nostro patrimonio, definendo «sfortunato» l'episodio del crollo a Pompei. Va poi giù duro con le sovrintendenze ricordando che «ogni anno le giacenze per gli investimenti nella tutela del patrimonio ammontano a 650 milioni di euro». La colpa, secondo Bondi, è della burocrazia: «La cultura italiana ha certamente bisogno di risorse, ma servono anche riforme, e prima di chiedere ulteriori finanziamenti allo Stato sarebbe opportuno spendere in modo efficiente quelli che sono già disponibili. Ho nominato Mario Resca direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale per un'alleanza tra uomini di cultura e impresa: una sfida enorme che sta dando risultati, visto che in un anno di crisi a livello internazionale gli ingressi ai musei italiani sono aumentati del 12». Il sindaco Renzi ascolta. Poi si alza dal tavolo dei relatori e dalla stanza di Clemente VII manda la sua risposta a Bondi: «La sensazione è che a questo ministro abbiano dato una data di scadenza: è come uno yogurt. Giudico sconcertante che davanti a 35 delegazioni di Paesi stranieri, in un convegno a cui dovremmo dire cosa deve fare l'Italia, il ministro sia venuto a fare una puntigliosa autodifesa. Ha dato l'idea di uno che stesse facendo le prove per Annozero o la prova generale del discorso che farà quando il Parlamento tenterà di sfiduciarlo. Mi dispiace, perché questo è un metodo che non rispetta le istituzioni e non rispetta il Forum: non si utilizzano le stanze di tutti per fare le difese private». Mica finisce lì! Pochi minuti ed ecco il rappresentante del governo alla carica: «La differenza tra me e Renzi è che io sono qui per collaborare con il sindaco, mentre lui utilizza l'occasione per attaccarmi nuovamente. Ma questo è il livello medio della sinistra italiana». E a sostegno degli intenti collaborativi, Bondi ricorda che presto sarà firmato un accordo globale proprio con il sindaco di Firenze su tutte le materie che riguardano i beni culturali, compresa la Firenze card, la tessera unica per tutti i musei, comunali e statali. Ma Renzi non è pago: «Firenze merita più attenzione. Il ministro Bondi si è impegnato a dicembre dello scorso anno a fare alcune cose. Andate a vedere se le ha fatte o non le ha fatte. I fatti sono chiari: stiamo aspettando che portino a termine gli impegni che si sono presi». Spazientito, Sandro Bondi la chiude con un «quando calerà il sipario su questa politica dell'odio, della faziosità, del cinismo e dell'oltraggio nei confronti delle persone, forse si capirà che sono stato un ministro innovatore, che ha difeso strenuamente le prerogative dello Stato nella tutela dei beni culturali e del paesaggio». Ma la polemica non si placa e, sempre dalla tribuna del «Florens», anche il governatore della Toscana Enrico Rossi ha da dire qualcosa a proposito di soldi: «Sono sorpreso: il ministro Bondi ci ha detto di avere in giacenza 650 milioni, non spesi a causa di lungaggini e burocrazia. Mi domando allora perché queste risorse inutilizzate non le trasferisce, ad esempio, agli Uffizi e alla Biblioteca Nazionale. In questo modo si potrebbero garantire i necessari interventi e una gestione degna di questi importanti istituti nazionali». E di latticino in latticino, la giornata si è conclusa con il deputato del Pdl Gabriele Toccafondi, membro della commissione Bilancio della Camera che ha commentato: «Al ministro della cultura che cerca di collaborare Renzi risponde con le battute. Questa è la sinistra e poco importa se sia quella da rottamare o che vuole rottamare. Il sindaco ha parlato di un ministro che ha la data di scadenza come lo yogurt. Se la mette su questo piano bisogna dire che Renzi è taroccato come la mozzarella blu».