Al figlio della compagna un contratto con il Centro sperimentale di cinematografia, salvato dai tagli La replica: non merito la sfiducia, su Pompei solo sfortuna ROMA Oggi il suo libro di poesie, «Perdonare Dio», forse lo rititolerebbe «Perdonate Bondi". Perchè, povero ministro, non c'è proprio più nulla di lirico nella sua vita: dopo aver subito i tagli più selvaggi alla Cultura, gli va a pure franare il cemento della casa dei Gladiatori ed eccolo lì, in un mare di lapilli e ceneri pompeiane, infilzato come San Sebastiano. In Parlamento, da Santoro in tv e pure sul "Fatto". Si difende: al mondo del cinema riunito a Fontana di Trevi dice che lui è a favore degli incentivi fiscali, negati però dal governo; dice che la crisi di governo è inspiegabile e incomprensibile. Il 29 Montecitorio voterà per sfiduciarlo, e non è detto che si salvi, visto che i finiani lo hanno graziato ma l'opposizione no. E, siccome c'è un mese di tempo prima di sfiduciare Berlusconi, tocca a lui, suo malgrado, tenere vivo lo scontro tra guelfi e ghibellini, tra governo e oppositori. L'ultima tegola, fresca fresca, è arrivata ieri mattina, caduta dalla prima pagina del "Fatto quotidiano" che, non sentendosi secondo a nessuno, tantomeno al feltrismo, è andato a ficcare il naso negli affari di famiglia. E ha scoperto che il ministro ha, come molti comuni politici mortali, il vizietto nepotista. Il figlio della sua amatissima compagna, l'onorevole pdl Manuela Repetti da Novi Ligure, al secolo Fabrizio Indaco, laureando in Architettura, è impiegato presso il Csc, Centro sperimentale di cinematografia. Uno dei totem dell'Italia dell'arte, dove si diplomò persino Gabriel Garcia Marquez, oltre a mezzo glorioso cinema italiano. Uno dei pochi enti salvati dalla scure di Tremonti e dalla lista degli «inutili». Che sarebbe stata una vera bestemmia. L'accusa è chiara: chi ce l'ha messo a lavorare al ministero dei Beni culturali?, se non il fidanzato di mamma? E quale competenza può avere un quasi architetto, chiamato invece «ad affiancare i servizi della direzione generale per la realizzazione della piattaforma on line per la presentazione delle domande di finanziamento che sarà messa in rete entro fine mese»? Si difende l'onorevole mamma Repetti: «In realtà si tratta di un lavoro interinale, con un contratto a tempo determinato che mio figlio ha con il Centro Sperimentale di Cinematografia che è una Fondazione privata. Resta dunque il fatto, e l'unico che conta, che mio figlio non ha alcun contratto col ministero della Cultura. E un ragazzo come tanti altri che, in attesa di laurearsi a breve, sta lavorando con un semplice contratto a tempo determinato per mantenersi; gli studi». Conclusione: si vergogni chi lo attacca per «meschini fini politici». Allusione trasparente, per esempio, ai dipietristi, che intignano: «Ora viene fuori la storia che il figlio della compagna lavora, guarda caso, per il ministero dei Beni culturali, nella direzione generale del cinema. È una vergogna. Un'ulteriore storia di nepotismo. Oggi il ministro ha un motivo in più per dimettersi, se vuole salvare almeno le apparenze lo faccia subito, prima della mozione di sfiducia». La Pd, De Biasi, la mette meno acida: «La deputata Repetti non se la prenda, non c'è nulla di personale: è una questione etica, di buona amministrazione della cosa pubblica e di buon gusto». Lui, il ministro, si difende col cuore in mano, alla De Amicis: «Ho avuto la sfortuna che sia crollato un tetto in cemento armato fatto negli anni 50, tutto qui. Tutto ciò che era stato trovato a Pompei è salvo: nessuno in passato ha chiesto le dimissioni di un ministro quando sono accadute cose simili». «Non merito la mozione di sfiducia individuale che mi rattrista non per la mia persona, ma per l'imbarbarimento della vita politica italiana». Tanto imbarbarita d'essersela presa pure perché Bondi ha acconsentito ad un «lifting» voluto dal Cavaliere al gruppo marmoreo esposto a palazzo Chigi. Il Bondi poeta scrisse "a Silvio": «Vita assaporata, vita preceduta...vita nova». Sì, vita nova: è proprio quello che l'opposizione augura tanto a Sandro e Silvio. CENTRO DI CINEMATOGRAFIA È uno dei 232 enti a cui il decreto 78 (la manovra estiva) azzerava i contributi statali. La prima versione del testo, motivata dal Tesoro con il fatto che queste realtà non fornivano i rendiconti delle spese, è stata sostituita da una formulazione di compromesso che dimezzava i fondi lasciando al ministro della Cultura il compito di distribuirli. Così è stato possibile salvare il Centro.
Bondi, assunzioni scandalo. Nuova bufera sul ministro
Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, si difende contro le accuse di nepotismo dopo essere stato accusato di aver assunto il figlio della sua compagna, Fabrizio Indaco, al Centro sperimentale di cinematografia. Il figlio, laureato in Architettura, lavora con un contratto a tempo determinato presso il Csc. Il ministro sostiene che il lavoro è interinale e che il figlio non ha un contratto col ministero della Cultura. La Pd ha presentato una mozione di sfiducia individuale contro il ministro.
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