Arti mancanti fatti aggiungere a pregevoli statue romane Un modo di intervento che non trova riscontro in alcuna scuola Un horror vacui che la dice lunga sull'illustre committente Mai le avessero spostate dalle Terme di Diocleziano a Palazzo Chigi! Pregevoli statue romane, con il celebre gruppo marmoreo di Marco Aurelio e Faustina, sono state sottoposte a integrazioni contrarie alle regole che il mondo dell'archeologia e del restauro si sono dati. Sono ricresciute le mani ad Afrodite. Ad Ares una sola, la destra. In compenso, ha di nuovo tutto ed è tornato un vero uomo. Speriamo che non gli abbiano fatto trangugiare una pasticca di Viagra e presentato qualche escort. L'operazione una volta ancora consente al potere di aggirare le regole. Grazie alla compiacenza funzionariale il cattivo esempio è doppiamente devastante. Ma altre cose colpiscono, segnalano tratti personali che, se non costituiscono giustificazione, ci avvicinano meglio all'uomo. Nell'antichità viveva il concetto dell'opus non finitum, una sorta di rispetto scaramantico verso gli dei, che si esprimeva nel non completare alcune opere. In opposta direzione va l'horror vacui, la necessità di riempire, di completare, di rassicurarsi perché le lacune vengano colmate. Il fondale azzurro pidiellino rovesciato nel cinquecentesco Palazzo Chigi, come una gigantesca terapia steineriana, vuole agire da calmante (su Bondi deve aver funzionato in maniera esagerata). Le lacune vanno riempite meticolosamente. Creano orrore e panico. Altro che restauri di regime cinesi: il pieno e il vuoto, diceva l'antica filosofia taoista. Ma qua è ammesso solo il pieno. Il vuoto produce sgomento comprensibile, domande alle quali non è facile rispondere. Un riempimento artificioso le supera. Il messaggio autoritario che ne deriva è molto potente: risolviamo i problemi senza comprenderli, artificialmente. Come la ricostruzione dei genitali di Ares. Visto l'interesse di Berlusconi per l'archeologia sarda (la necropoli punica di Villa Certosa, i falsi teatri e menhir, i meteoriti atlantidei? , i nuraghi-supermercati e la grande nave lignea 'shardana' regalatagli da un giardiniere ozierese), non riusciamo neppure a immaginare che ricostruzioni che avrebbe fatto, con il suo architetto personale, sulle statue nuragiche di Monti Prama. Grazie al cielo non le abbiamo date a Mario Resca. Le tecniche di ricostruzione degli arti hanno raggiunto capacità altissime. Quelle per la ricostruzione del senno perduto sembrano decisamente più difficili.