ROMA- Grande l'architetto di Berlusconi, Mario Catalano. Grande quasi il suo omonimo, quell'indimenticabile genio surreale che stava in tivvù con Renzo Arbore, a «Quelli della notte». L'architetto di Silvio - quello che ha aggiunto il pene a Marte e una mano a Venere nel complesso scultoreo di età classica che fa mostra di sé nel portico d'onore di Palazzo Chigi - ieri ha così giustificato il suo intervento 'filologico" su queste magnifiche statue in cui il dio della guerra ha il volto di Marco Aurelio e la dea dell'amore ha le fattezze di Faustina. «Il pene che ho aggiunto? Il trucco c'è, ma è rimovibile». Significa che, quando finisce il governo Berlusconi, il prossimo governo tecnico eventuale o i futuri governi di destra o di sinistra staccheranno quella protuberanza inguinale? Insomma, avremo il metti e togli? E la doppia possibilità di vedere Marte ben dotato o zero dotato? Mentre il Pd è infuriato per questa vicenda delle aggiunte «migliorative» alla coppia marmorea, mentre gente come Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan si staranno rivoltando nella tomba, il Catalano spiega dottamente l'impresa che ha compiuto. Quella di riportare alla loro originale verità e bellezza le due divinità raffigurate nel 170 dopo Cristo e depositate al museo delle Terme, prima di andare ad ornare la sede del capo del governo. «Sono risarcimenti regolari - osserva Catalano - che servono a far vedere l'opera nella sua interezza e nelle fattezze complete di quando fu scolpita». Non solo. In una nota del ministero dei Beni Culturali, si afferma che «le ricostruzioni delle parti mancanti sono state fatte nel pieno rispetto della carta del restauro del 1972». Però, c'è un'evidente disparità di trattamento. Se Marte può finalmente sfoggiare la sua mascolinità, se Venere ha riconquistato la sua bella mano, il seno della Verità nell'affresco «La Verità svelata dal Tempo», raffigurata nella sala stampa di Palazzo Chigi - è stato invece coperto con un velo posticcio, nel 2008. Per paura che fosse politicamente ed esteticamente scorretto far vedere quel petto nudo durante le trasmissioni televisive, anche in mondovisione, e nel timore che si scandalizzassero gli ospiti stranieri che arrivano a Palazzo Chigi e si trovano davanti quella mammella (pitturata) al vento. Il pene di Marte preferito al seno della Verità non è un'ingiustizia? Magari, invece, la protesi per il dio della guerra è figlia di un moto libertario: se la Controriforma vietò le nudità nella Cappella Sistina, facendole ricoprire con braghe e veli, il prode Catalano fa vedere un pene anche dove non c'era. I Beni culturali sono arciconvinti della scelta fatta. «Per le integrazioni spiega la nota ministeriale - sono stati adottati materiali assolutamente reversibili, ricostruzioni in resina fatte aderire ai punti di frattura dell'originale tramite magneti». E ancora. «Ci siamo mossi su linee guida già sperimentate, facendo ricorso a metodologie e soluzioni tecniche innovative, perla prima volta applicate su di una scultura di età classica». Questo «intervento di chirurgia estetica costata alla presidenza del Consiglio settantamila euro» - va all'attacco il Pd - è comunque intollerabile agli occhi dell'opposizione. «Bondi dica che il lifting è stato eseguito sulla spinta di uri volere personale di Berlusconi», dichiara la capogruppo democrat nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. E incalza: «Ancora una volta, siamo davanti ad un ufficio ministeriale che si piega ai capricci e alle manie del premier, inclusa quella del "ritocco estetico" che viene imposto a delle vestigia del passatole quali, contrariamente ad altri, mai si sono lamentate del naturale trascorrere tempo». Ovvero: se Silvio vuole aggiungersi i capelli sulla propria testa, faccia pure. Ma non tocchi i genitali di Marte.