Salvatore Settis nel film-documentario prodotto nel 2009 da Rai Cinema, "L'Italia del nostro scontento", evocava in una lunga intervista i disastri vecchi e nuovi e il rischio permanente del nostro patrimonio culturale. Gli scavi di Pompei sono ricorrenti nelle cronache del degrado. Per anni si è lasciato il sito archeologico senza manutenzioni (ma sicuramente con contratti per assicurare quelle stesse inesistenti manutenzioni). L'immagine dell'Italia di oggi non è più quella che Stendhal raccontava, il "grand tour" delle meraviglie culturali, ma di un Paese che sta crollando, come riportano tutti i grandi quotidiani del mondo. Quegli stessi quotidiani che leggono e terrorizzano i "potenziali" turisti del nostro paese. Ma d'altronde chi di noi visitando un sito archeologico non ha trovato abbandono e incuria. Da Selinunte, alla Domus Aurea, al Colosseo: sporcizia, tubi e fili elettrici lasciati a marcire da secoli. Il sentimento diffuso è che gli attuali abitanti del nostro Paese non abbiano niente a che vedere con chi ha creato un patrimonio culturale che sfiora 1'80 per cento dei beni artistici mondiali. Sembra che il nostro Dna abbia subito una mutazione. Eravamo i discendenti di quelli che hanno creato il capolavoro bizantino di San Vitale, la Pienza di Papa Pio II, e Venezia e Napoli con il suo barocco strabiliante. Forse siamo davvero di fronte alla nascita di una nuova stirpe, quella del Grande fratello, di Amici e di X Factor. Figli nati senza memoria, capaci di vivere mesi e stagioni nell'Isola dei famosi. La storia ci avrebbe potuto aiutare a salvarci, e riuscire a "sentire", a provare emozioni positive. L'incuria e il sacrilegio di Pompei è un'accusa di cui il governo e i governanti sono colpevoli sempre e comunque. Crimini contro l'umanità. Questa è un'offesa alla passione che ha prodotto altra passione. E sviluppo. Sì, siete colpevoli. Avete contribuito a far credere che la cultura è nemica! Certo che lo è. La cultura è nemica di chi costruisce un universo senza principi, diritti, e passione. Non potrebbe non esserlo. Le dimissioni sono nulla rispetto a quello che la vostra ignavia e avidità di potere producono ogni giorno. Come un'emorragia. La responsabilità è sempre e comunque di chi deve governare e non lo fa. E come se non bastasse, la mancanza di Stato ha prodotto anche questo: si vuole regionalizzare. dividere, affettare un Paese che è già privo di qualsiasi sentimento di comunità. O di appartenenza. Calcoli beceri, dito medio alzato. La vostra mancanza di dignità si trasferisce a tutto il Paese. Trasformandolo a sua volta in una terra senza dignità. In Francia 1'1 per cento del bilancio dello Stato è destinato al ministero della Cultura. In Italia? Quale è la percentuale reale. che viene effettivamente "utilizzata" ed investita in Cultura? Ma soprattutto dovremmo renderci conto che un ministro, verificata l'impossibilità di portare avanti la propria "politica culturale" può anche andarsene e tornare alle sue origini. Non è vero? La morte di un'opera e l'assenza totale di manutenzione del nostro patrimonio ogni giorno riducono numero e qualità delle opere. La crisi totale della gestione dei siti archeologici ha spinto quelli che dovrebbero "prendersene cura" (nel senso più alto) a fare ricorso ai privati. Quali siano questi privati e quale passione abbiano per la cultura, si è visto negli ultimi decenni. Lo Stato, la comunità che non sa trasmettere ai figli e ai figli dei figli, quanto incoscientemente ereditato, non è più una comunità, ma una massa indistinta. Senza un futuro possibile. Ci vuole davvero poco. Ad esempio Pompei. Che cosa non funziona? Quali sono le attuali responsabilità? Perché ogni volta che avviene un crollo, un piccolo o grande disastro, come in un palazzo cadente. si chiudono stanze e ali dell'edificio? Senza invece intervenire, in modo organico. In modo intelligente. Quanti e quali contributi sono stati stanziati, spesi o sperperati? Che c'entrava la protezione civile? Che invece voleva intervenire anche a Pompei o ai Fori Romani. Si tratta di organizzare, selezionare per merito, personale e sovrintendenze. Il merito, questo sconosciuto.
Un crimine contro l'umanità
Il film-documentario "L'Italia del nostro scontento" di Rai Cinema, prodotto nel 2009, esplora i disastri vecchi e nuovi del patrimonio culturale italiano. L'autore, Salvatore Settis, critica la mancanza di manutenzione e cura dei siti archeologici come Pompei, Selinunte e il Colosseo, che sono stati lasciati in condizioni di abbandono. Settis accusa il governo e i governanti di essere colpevoli di questo disastro e di aver contribuito a far credere che la cultura è nemica. Egli sostiene che la cultura è essenziale per lo sviluppo e la passione, ma che la mancanza di Stato e la gestione inefficiente dei siti archeologici hanno prodotto un'epoca di degrado.
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