Idv e Pd: assunto al ministero il figlio della sua compagna. Ma sulla sfiducia Fli potrebbe graziarlo ROMA. Il crollo di Pompei? Pura sfortuna. Le statue truccate di Palazzo Chigi? Amore per l'arte. Il figlioccio assunto al Centro sperimentale di cinematografia? Vergogna solo pensare a un trattamento di favore. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi si dispiace della «politica dell'odio, della faziosità e del cinismo» di quanti chiedono le sue dimissioni, si difende a spada tratta e comincia ad intravedere uno spiraglio di salvezza al voto di sfiducia fissato per il 29, con i finiani che potrebbero lasciare l'aula. Ma il destino si accanisce contro il «ministro yogurt con data di scadenza», come ieri lo ha definito il sindaco di Firenze Matteo Renzi, con una tegola dietro l'altra. Mentre il tetto della Domus dei Gladiatori crollava, travolgendo l'immagine dell'Italia, il ministro Bondi - raccontava ieri Repubblica - era impegnato in un'operazione di "chirurgia estetica": riattaccare pene e mani posticci al gruppo marmoreo di Venere e Marte, collocato nel portico d'onore di Palazzo Chigi. "Ritocchino" costato più o meno 70mila euro, voluto fortemente dal premier e dal suo architetto Mario Catalano ed eseguito da una dozzina di esperti del Collegio romano in barba alle regole del restauro italiano che prevedono di "dichiarare" la differenza tra l'antico e il nuovo. Invece la scultura del 175 dopo Cristo, concessa in prestito dal Museo delle Terme di Diocleziano, appare lustra e ripulita, con le protesi in plastilina e marmo indistinguibili dalle parti originarie. Il trucco c'è, ma è reversibile, si difende l'architetto Catalano: «Sono "risarcimenti" che servono a far vedere l'opera compiuta come era stata fatta quando è stata scolpita». E il ministero sottolinea come l'intervento sia stato fatto nel «pieno rispetto della Carta del restauro del 1972». Ma il lifting marmoreo autorizzato dal ministro provoca sghignazzi e indignazione. Vero che è stato pagato da Palazzo Chigi, ma «in tempi di ristrettezze quei soldi potevano avere ben altra destinazione», dice Manuela Ghizzoni (Pd), invece di un ritocco «imposto a vestigia del passato» che non si sono mai «lamentate del trascorrere del tempo». Su Bondi, che ieri sera era nell'arena di Annozero, si abbatte un'altra "cattiveria". Il figlio della sua compagna, l'onorevole Manuela Repetti, secondo Pd e Idv sarebbe stato assunto al Ministero. Falso, replica Repetti, è stato assunto «per pagarsi gli studi» con un contratto interinale al Centro sperimentale di cinematografia, Bondi non c'entra. L'Idv non molla. Tuo figlio è fortunato, dice la senatrice Carlino. E l'onorevole De Biase, del Pd, rincara: depositata un'interpellanza, è scandaloso assumere il figlio di un deputato con i finanziamenti del Fus decurtato del 36,6 per cento nel 2011.
I guai di Bondi: Pompei crolla e lui "trucca" le statue
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi è stato accusato di aver autorizzato un intervento di "chirurgia estetica" sul gruppo marmoreo di Venere e Marte al portico d'onore di Palazzo Chigi, con un costo di 70mila euro. L'intervento è stato fatto per riattaccare pene e mani posticci alla scultura, che è stata concessa in prestito dal Museo delle Terme di Diocleziano. Il ministro si è difeso affermando che l'intervento è stato fatto nel pieno rispetto della Carta del restauro del 1972. Tuttavia, il trucco c'è e il lifting marmoreo ha provocato sghignazzi e indignazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo