La vertenza. Lo scontro per le prestazioni fuori orario mai regolate nel periodo 1988-1996 POMPEI. Dopo dieci anni di braccio di ferro tra soprintendenza e sindacati per il pagamento degli straordinari, maturati con lo scambio di consegne tra il 1988 e il 1996, il city manager Luigi Crimaco, con un accordo siglato con i sindacati nella primavera del 2006, pose fine alle chiusure selvagge dell'area archeologica. Crimaco oggi respinge tutte le accuse: «Dimostrerò la mia estraneità ai fatti. Ma ora preferisco la linea del silenzio affidando la mia difesa all'avvocato». Molti prima di lui, avevano tentato, senza successo, una mediazione con i lavoratori. Neanche gli ambasciatori degli exministri di via del Collegio Romano erano riusciti nell'impresa. In primis il braccio destro di Walter Veltroni, l'onorevole Willer Bordon che in un caldissimo pomeriggio del 19 luglio de1 1997 fu spedito negli uffici di Porta Marina Superiore per convincere i sindacati a deporre l'ascia di guerra. Dopo tre ore di trattative fu stilato il «Piano per Pompei» che doveva mettere fine a tutte le manifestazioni di proteste avviate dai lavoratori. Doveva. Non fu così. I sindacati, dopo decenni di proteste e chiusure dell'area archeologica, si videro saldare il debito che avanzavano dalla Soprintendenza. Ora quell'accordo condiviso dal consiglio di amministrazione, dal manager e dai sindacati è stato dichiarato sospetto di illegalità dalla Procura e tutti dovranno difendersi da accuse pesantissime. L'avvocato Luigi De Vita, del foro di Napoli che difende il professor Luigi Crimaco, nella sua linea difensiva pone l'accento su alcuni punti. «L'accordo siglato con i sindacati - spiega l'avvocato con documenti alla mano - in merito ai corsi di formazione ottenne l'avallo del consiglio di amministrazione della soprintendenza archeologica, e quindi del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, presidente del cda. Argomento che non emerge dagli atti». Un'altra questione che l'avvocato De Vita porrà all'attenzione dei magistrati è «un famoso accordo siglato a Castel dell'Ovo nel 2004 tra i sindacati e il direttore generale delle antichità del Mibac, Stefano De Caro, con il quale si stabilì di riaprire le trattative per il pagamento degli straordinari prescritti, individuando soluzioni alternative, in un tavolo Pompei. «Questo diede il la ai sindacati per la rivendicazione degli straordinari prescritti - ha spiegato l'avvocato -. All'accordo è stato dato un errore genetico: nel 2004 il mio cliente non era ancora direttore amministrativo. Giovanni Lombardi ricopriva quella carica». L'ultima parola spetta, comunque ai magistrati. Il professor Luigi Crimaco è passato alla storia come «colui che fece perdere la pazienza al professor Pietro Giovanni Guzzo, ex soprintendente archeologo di Pompei, fino a farlo dimettere». Dimissioni, motivate dalla riconferma di Crimaco a manager degli scavi, poi, ritirate dopo l'appello del mondo scientifico. Il professor Guzzo, infatti, non si spiegava perché il ministro Francesco Rutelli aveva affidato la direzione amministrativa degli scavi a un archeologo.