Neppure la mobilitazione organizzativa del Fai il Fondo ambiente italiano, guidato da due "signore di ferro" come Giulia Maria Mozzoni Crespi (presidente onorario) e Ilaria Borletti Buitoni (presidente) è riuscita alla fine a "convocare" insieme il ministro dellAgricoltura Giancarlo Galan e quello dellAmbiente Stefania Prestigiacomo, come prevedeva il programma del Convegno di Bologna. E a ricongiungere così simbolicamente sul palco due settori che sono strettamente legati da un destino comune. Il "forfait" del ministro Prestigiacomo dimostra una volta di più, oltre alla sua insensibilità e inadeguatezza, quanto sia distante limpegno di questo governo dai problemi concreti del Paese. LItalia fa poco e male per lagricoltura, settore primario per definizione; fondamentale per leconomia, ma anche per lambiente e per il turismo. E quel poco che fa, comunque, lo fa a singhiozzo, cioè in modo frammentario e contingente. Ecco perché lappello lanciato dal Fai, sollecitando una programmazione continua e duratura, corrisponde a unesigenza effettiva di governo del territorio come presupposto indispensabile per sostenere lattività agricola, salvaguardare la qualità della vita e tutelare la salute dei cittadini. Daccordo: siamo in piena crisi economica e bisogna ridurre le spese. Ma, come ha detto la presidente Crespi, non si può tagliare a danno di un settore vitale come lagricoltura, mentre si dovrebbe iniziare piuttosto dagli sprechi di Stato. Ed è già tanto che il ministro Galan, reduce da una riunione del Cipe, abbia potuto presentarsi al Convegno di Bologna con uno stanziamento di 100 milioni di euro per il settore agroalimentare e un altro di 177 per interventi nel settore irriguo e della bonifica. A Roma, invece, il ministro Prestigiacomo si accontenta di 35 milioni per i parchi nazionali, quando si sa che per garantire la loro sopravvivenza ne occorrono almeno 50: e dire che continua a riscuotere lindulgenza di alcune associazioni ambientaliste, come il Wwf Italia, in ragione di una "realpolitik" che rischia di sconfinare nella compiacenza. Sarà pur vero secondo linfelice battuta del ministro Tremonti, a proposito dei tagli alla cultura che "la Divina Commedia non si mangia". Ma poi crolla la Domus di Pompei e crollano anche limmagine e la credibilità internazionale dellItalia che rischia così di perdere "appeal" sul mercato del turismo. Lagricoltura, invece, si mangia: o meglio, si mangiano i suoi prodotti. E se crolla lagricoltura, crollano anche gli argini dei fiumi, i versanti delle montagne o delle colline, i paesi, le case e i campanili che compongono il nostro principale patrimonio collettivo: quel paesaggio in cui sono racchiuse lidentità e lanima del nostro Paese.