Sigilli al cantiere: mancava la concessione per costruire Una truffa da 9 milioni di euro ai danni di duecento persone, ignari acquirenti di ville che non saranno mai costruite. A portare alla luce il colossale raggiro immobiliare sono stati ieri i carabinieri e la sezione di polizia giudiziaria della municipale. Centinaia di giovani coppie e famiglie che avevano speso tutti i loro risparmi per coronare il sogno di una vita hanno visto andare in fumo il loro sogno e i loro soldi. I compratori truffati, venivano allettati dai prezzi convenienti, dalla pubblicità che compariva sui giornali e sui cartelloni stradali per reclamizzare il complesso residenziale "Le Ville di Massimo" in via del Fosso Di Dragoncello a Dragona, vicino Ostia. Gli investigatori, diretti da Rosa Mileto e coordinati dal sostituto procuratore Francesco Ciardi, hanno accertato che la rete di venditori assunti dalla società immobiliare prometteva dilazioni e facilitazioni di pagamento eccezionali. Ma in realtà erano case "fantasma": del progetto e delle concessioni edilizie, infatti, non cera neanche lombra, dal momento che il terreno dove sarebbero dovute sorgere le ville con piscina è a destinazione agricola, sottoposto a tutta una serie di vincoli paesaggistici ed archeologici. Mai e poi mai il Comune di Roma avrebbe potuto rilasciare le autorizzazioni per costruire. Il cantiere con i cartelli e lufficio vendite era da anni sotto gli occhi di tutti. Il sistema truffaldino, studiato dagli autori in ogni minimo particolare, andava avanti da ben nove anni: dal 2001, quando la mente della truffa, un geometra coinvolto in passato in un altro raggiro del tutto simile, aveva acquistato un terreno agricolo e aperto a nome del figlio, che risulta anche essere il direttore del cantiere, un consorzio a responsabilità limitata. Il terreno è stato poi recintato e protetto lungo tutto il perimetro con pubblicità e immagini tridimensionali che mostravano come sarebbe diventato il complesso immobiliare una volta realizzato. Nel corso del tempo moltissime persone sono lasciate convincere e hanno abboccato allofferta, versando nelle mani del sedicente costruttore i soldi della caparra e gli anticipi. Alcuni hanno chiesto addirittura un mutuo, che hanno pure iniziato a pagare, salvo accorgersi che dopo circa sei anni i lavori languivano. E quando qualcuno minacciava denunce, gli veniva restituita solo una piccola parte di ciò che aveva versato. «Abbiamo perso tutto - racconta in lacrime una ragazza di trentanni che fa linfermiera al Bambin Gesù -. Ci siamo fidati e siamo stati truffati, avevano riposto tutti i nostri sogni nellacquisto di una casa, anche quello di sposarci, e come noi tantissime altre giovani coppie».