Non basta che lItalia sia il Paese con il maggior numero di siti Unesco, quando di fatto è al quarto posto dopo Usa, Regno Unito e Francia per "dinamismo nel settore culturale". Cè qualcosa che non funziona in termini di capacità di valorizzazione e sfruttamento del potenziale del nostro patrimonio. E sempre alla voce il suo patrimonio culturale, la Toscana "museo diffuso" è la quarta regione italiana, dopo Lombardia, Lazio e Emilia Romagna. I dati arrivano dallo studio strategico realizzato da European House-Ambrosetti per la Settimana internazionale dei beni culturali e ambientali in corso a Firenze. Tra gli altri dati, il presidente di Florens Giovanni Gentile spiega lanalisi input-output: «100 euro di incremento di Pil nel settore culturale, generano un aumento di 249 euro di Pil nel sistema economico. E ben 62 euro nella sola industria manifatturiera». Un calcolo che, prosegue Gentile riguarda anche loccupazione attivata: «2 unità di lavoro nel settore culturale generano 3 unità di lavoro nel sistema economico». Nuove vie da attivare da percorrere che emergono dalla ricerca. In tempi in cui la crisi obbliga a ripensare nuovi modello imprenditoriali e di sviluppo industriale. «E il momento di essere coraggiosi, audaci, visionari» commenta Gentile auspicando le linee per la golden economy dei beni culturali. Altra foto che emerge dalla ricerca: nei prossimi 5 anni, per il 31 degli italiani, la spesa per la cultura aumenterà, mentre resterà invariata per il 55 e diminuirà per il 10. Una domanda di cultura che va intercettata e messa a reddito. Come e con quali politiche ce lo diranno le strategie che usciranno nei prossimi giorni del Forum. Una curiosità: la percezione del concetto di cultura appare assai diversa tra gli 1000 intervistati di vari paesi. Ad esempio per il 50 della popolazione britannica lenogastromia è sinonimo di cultura, mentre in Italia lo è solo per il 20,5. Di fatto in Italia la voce cultura contrassegna soprattutto biblioteche, mostre, gallerie darte, musei e aree archeologiche. (m. a.)