A 30 anni dal crollo per il terremoto, il colonnato di Villa San Marco resta una ferita aperta Il caso della Schola armaturarum di Pompei visto da qui è un evento annunciato La copertura di canne poggiata alla parete del portico di Villa San Marco affrescata. Per proteggere dai raggi del sole quanto resta di uno splendido ambulacro qui, sulla collina di Varano, a trentanni dal terremoto, altro non cè. Benvenuti nellantica Stabiae, sei chilometri da Pompei, dove il crollo dello splendido colonnato spiraliforme nel 1980 è ancora una ferita aperta. I pezzi delle colonne in mattoni sono disseminati nel giardino, gli stucchi a spirale in giallo e bianco sono stati recuperati e chiusi nei depositi. E sotto le tettoie rette dai tubi Innocenti, metri quadrati di affreschi e mosaici aspettano un restauro che forse non arriverà mai. Tra i frammenti in giallo e rosso, solo aghi di pino e foglie secche: gli affreschi, distesi come allobitorio, suggeriscono limmagine di unarcheologia ufficiale che si è arresa al degrado. Sono in corso, è vero, i lavori di "Restauro delle coperture e degli apparati decorativi", appaltati dal Commissariato agli scavi di Pompei nel 2009 per un importo di un milione di euro, ma gli interventi riguardano al momento soltanto un lato del peristilio inferiore, dove verranno collocate nuove travi in legno e tegole a copertura dellambulacro affrescato. Poco più in là, nella stanza 48 che serviva ad accogliere quanti accedevano alla villa dalla sottostante marina, piove sul pavimento: le lamiere zincate non riescono più a proteggere i mosaici. Basta girare tra gli ambienti della dimora di lusso riportata alla luce da Libero dOrsi tra 1950 e 1962, per accorgersi che il crollo della Schola armaturarum visto da Stabiae non è altro che un evento annunciato. La stanza 37 ha una finestra sul panorama del golfo: qui, nel 1957 furono rinvenute due preziosissime tazze in ossidiana, decorate con motivi egittizzanti, oggi conservate al Museo nazionale di Napoli. I proprietari della villa erano ricchi patrizi. Oggi lambiente ospita qualche anfora e cassette di materiali archeologici, mentre al centro della stanza un puntello in tubi Innocenti regge un solaio (moderno) che rischia di crollare. A Stabiae, in controtendenza con quanto denunciano da anni archeologi come Andrea Carandini e PiergiovanniGuzzo, si portano alla luce strade e ambienti della città sepolta dal Vesuvio, mentre la villa necessita di interventi di restauro. Di conservazione programmata, neanche a parlarne. Anche qui, il commissariato guidato dal prefetto Profili prima e da Marcello Fiori ha fatto la sua parte. Nella programmazione 2008-2010 della soprintendenza è prevista una spesa di 900 mila euro per la sistemazione e il recupero dellantico ingresso della marina, a fronte di appena 250 mila euro per la sistemazione e il restauro dei mosaici di Villa Arianna e Villa San Marco. Ma quello che è più grave è che proprio a San Marco sono stati anche realizzati dei veri e propri capannoni su suolo archeologico per ospitare i servizi aggiuntivi, ma tutto è fermo. I locali dovevano essere pronti due anni fa, li ha finanziati lassociazione delle casse di risparmio, ma per ora restano gli scheletri in acciaio e cemento, e un pessimo impatto sul paesaggio, proprio in una zona dove labusivismo edilizio ha distrutto un ecosistema. Una zona della villa oggi è interessata dal rifacimento delle coperture, ma in giro il degrado è impressionante: piove nelle stanze, affreschi in frantumi abbandonati da 30 anni che aspettano di essere restaurati, vasi in frammenti depositati nelle stanze della villa.
Gli affreschi e i mosaici di Stabiae in attesa del restauro che non ci sarà
A 30 anni dal crollo del terremoto, il colonnato di Villa San Marco a Stabiae è ancora in stato di degrado. I pezzi delle colonne in mattoni sono disseminati nel giardino, gli stucchi a spirale sono stati recuperati e chiusi nei depositi. Gli affreschi e mosaici sono stati danneggiati dal sole e piovano sul pavimento. I lavori di restauro sono in corso, ma solo un lato del peristilio inferiore è stato interessato. La stanza 48 della villa è stata danneggiata dalle lamiere zincate che non proteggono più i mosaici. La villa è stata restaurata tra 1950 e 1962, ma il crollo della Schola armaturarum è stato un evento annunciato.
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