"Presadiretta" su Raitre aveva denunciato nel 2009 il pericolo di un crollo imminente nel sito archeologico. La reazione del Ministro ai Beni culturali? non pervenuta «Qui a Pompei ci vogliono soldi e uomini, perché qui dentro tutto ha bisogno di manutenzione. Attenzione, non sto parlando di restauro: sto parlando di manutenzione ordinaria. Solo se si fa una costante manutenzione, si possono prevenire i danni e i crolli». Queste sono le parole che Paola Rispoli, il direttore dell'ufficio tecnico della soprintendenza di Napoli e Pompei, consegnava al giornalista di Presadiretta Domenico Iannacone precisamente un anno prima del crollo della «casa dei gladiatori», la settimana scorsa. Poi Rispoli aveva portato in giro per tutta la giornata il giornalista per le strade di questa incredibile città, e gli aveva fatto vedere quello che gli occhi dei tre milioni di persone che visitano Pompei ogni anno non vedono mai: i mosaici staccati, le infiltrazioni di acqua, le case chiuse da anni, i muri e i tetti crollati, le decine di angoli che anno dopo anno cedono al tempo e all'incuria dello Stato. «Vedete, ci sono persino i danni provocati dal terremoto dell'80», diceva Rispoli, e indicava una colonna tutta puntellata. «Quella sta così da trent'anni perché mancano i soldi per restaurarla». Fino a qualche anno fa la manutenzione si faceva con manovali, muratori e restauratori dipendenti, poi sono andati in pensione e nessuno li ha sostituiti. Oggi bisogna chiamare una ditta esterna: «Sapete bene che cosa significa fare una gara, no? Ci vuole un sacco di tempo, sempre che vada a buon fine. Così aspetto che ci siano almeno due o tre cantieri da aprire, prima di chiamare una ditta. E magari, in attesa della gara, i muri crollano». Dal 1997, Napoli e Pompei sono diventati una soprintendenza autonoma, vuol dire che il 70 per cento dei soldi dei biglietti staccati ai visitatori rimane a Napoli: «Si tratta più o meno di una ventina di milioni di euro all'anno» aveva confermato a Domenico Iannacone il professor Guzzo, l'allora soprintendente, oggi in pensione. «Non bastano neanche per l'ordinaria manutenzione. Per rimettere in sicurezza Pompei, servono invece 275 milioni di euro. Soldi che abbiamo chiesto da anni e che non sono mai arrivati». Tutto questo e molto ancora lo abbiamo mandato in onda in prima serata il 27 novembre dell'anno scorso. L'hanno visto milioni di italiani, ma dal ministero dei Beni culturali e dal suo responsabile neanche una parola, un commento, una frase dettata alle agenzie. Fanno sempre così, ormai è diventato lo stile di questo governo: neanche rispondono, tanto sono i soliti «comunisti», la solita RaiTre. Appena giunta la notizia del crollo della «casa del gladiatori», il presidente Napolitano ha detto che quello che era successo era «una vergogna per tutta l'Italia». Il ministro Bondi ha risposto che non è colpa sua, perché se così fosse si dimetterebbe all'istante. Nel «gioco del cerino» che è diventata la Politica italiana, non è mai colpa di nessuno. E invece si sapeva già tutto. Un crollo annunciato. E se non si interviene subito, altri se ne aggiungeranno ancora, piccoli e grandi.
Il disastro di Pompei già in onda un anno fa, e Bondi non se ne accorse
Il direttore dell'ufficio tecnico della soprintendenza di Napoli e Pompei, Paola Rispoli, aveva denunciato nel 2009 il pericolo di un crollo imminente nel sito archeologico di Pompei. Rispoli aveva spiegato che la manutenzione ordinaria era necessaria per prevenire i danni e i crolli, ma che non era stata sufficiente. Nel 2019, Rispoli aveva portato un giornalista a Pompei per mostrargli i danni causati dall'incuria e dalla mancanza di fondi. Il sito archeologico ha subito un crollo della casa dei gladiatori il 19 agosto 2019.
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