In arrivo una delegazione di esperti per monitorare lo stato di conservazione del sito Bouchenaki (Iccrom): «Vogliamo un'unità di controllo permanente» Bondi: «Lavoro a una riforma che separi il ruolo di tutela dei soprintendenti da quello di gestione da affidare a manager» «Siamo molto preoccupati per quello che è accaduto a Pompei: è un segnale che ci allarma. Ecco perché l'Unesco invierà una missione speciale con il compito di monitorare lo stato di conservazione del sito archeologico». A parlare è Mounir Bouchenaki, direttore generale di Iccrom, costola dell'Unesco che si occupa di conservazione e restauro dei beni patrimonio dell'umanità nonché ex direttore dello stesso World Heritage Center dell'organizzazio-ne culturale delle Nazioni unite. A Paestum per l'apertura della tredicesima edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico, l'archeologo algerino si è a lungo soffermato sull'episodio del crollo della domus dei gladiatori, lo scorso 6 novembre. «Il primo passo dell'Unesco - ha spiegato a margine della manifestazione - sarà inviare un pool d'esperti al fine di individuare criticità analoghe a quelle della villa crollata Il secondo consisterà nel proporre al governo italiano l'istituzione, nel sito campano, di un'unità permanente di risk management che servirà a prevenire altri crolli». Come metterla con la carenza di risorse per la cultura? Per Bouchenaki si tratta di un falso problema «Se le amministrazioni mostrano progetti ben definiti, arrivano i privati a metterci i soldi. E noi dell'Unesco siamo a disposizione degli uni e degli altri per offrire tutto il nostro supporto tecnico e scientifico. Il problema è che in Italia, quando parli di beni archeologici, spesso e volentieri le competenze sono spezzettate tra più persone che, in alcuni casi, neanche posseggono profili idonei a gestire un sito. E troppi cuochi si sa che rovinano la minestra». Sul "caso Pompei" ieri ha detto la sua anche Sandro Bondi: «È crollato un tetto in cemento armato costruito negli anni 50, frutto di un restauro evidentemente mal fatto», ha sottolineato il ministro italiano dei Beni culturali, intervenendo al Forum internazionale di Florens 2010. «Sono stato ingiustamente messo sotto accusa - ha aggiunto -, ma sulla base delle denunce di degrado e anche di abusivismo che riguardavano il sito archeologico, arrivate due anni fa, ho deciso il commissariamento di Pompei e sto lavorando a una riforma del settore che separi il ruolo di tutela del patrimonio, che deve restare ai soprintendenti, da quello della gestione che invece ritengo sarebbe meglio affidare a manager». Per il direttore generale di Iccrom, Pompei comunque farà scuola: altri siti dell'Unesco, come Tiro e Machu Picchu, versano in condizioni analoghe, e anche in questi casi «verranno studiate attività di prevenzione». Lo stesso Bouchenaki ha accolto in mattinata Khon Thong, ministro del Turismo della Cambogia, paese ospite dell'edizione 2010 della borsa dell'archeologia che dopo la tragedia della guerra «ha saputo darsi una vocazione turistica, senza perdere d'occhio la conservazione dei suoi templi: quest'anno le presenze sono aumentate del 14,5 (1,8 milioni di visitatori in tutto, ndr) con notevoli margini di crescita per il futuro». In Italia, purtroppo, il turismo di settore non sembra andare nella stessa direzione, come gli interventi che si sono succeduti nel corso della manifestazione hanno sottolineato: nel 2000 i visitatori dei nostri siti sono calati del 2,2, gli introiti netti addirittura -del 6,6 (siamo sugli 82,86 milioni). E le previsioni per il 2010 confermano i trend in atto.