Non ha mai avuto senso porsi lalternativa: conservazione o innovazione. Lunica saggezza è che non esiste questa senza quella, come sanno bene i nostri imprenditori di maggior successo Alla kermesse di Florens e ai suoi stimoli per destare la città dal suo sonno inesauribile, sembra rispondere lottavo convegno sullIdentità dellArchitettura Italiana, che si apre oggi a Firenze: cinquanta architetti, fotografi e storici confrontano i loro progetti e pensieri sul futuro dellarchitettura, della città e dei paesaggi. Da tempo questi convegni fiorentini sullIdentità avevano annunciato la crisi di un esagerato formalismo architettonico, fatto di lussuose trasparenze e high-tech, frutto della globalizzazione comunicativa di web, riviste e tv, non meno che della globalizzazione finanziaria. E come i derivati e i subprime, così anche i prodotti di questo vacuo e costoso estetismo architettonico, di questo individualismo esibizionista, sono recentemente crollati, rivelandosi privi di rapporti veri con la società, con i bisogni degli uomini e con le risorse disponibili. Proprio per interrogarsi su queste degenerazioni, dieci anni fa un gruppo di giovani docenti della Facoltà di Architettura di Firenze, stanchi della crisi di questa Scuola e desiderosi di riportarla al centro del dibattito nazionale, idearono questi convegni sullIdentità dellArchitettura; il loro fine era ritrovare i principi del buon fare, per rispettare lambiente, gli spazi e i caratteri delle nostre città, la nostra cultura e, in fondo, il nostro modo di vivere e di pensare. E da qui, ritrovare il gusto dellinnovazione, della fantasia, insomma del progetto. Perché non ha mai avuto senso porsi lalternativa: conservazione o innovazione. Lunica saggezza è che non esiste questa senza quella, come sanno bene i nostri imprenditori di maggior successo. Del resto questi convegni sullIdentità avevano mostrato che gli spazi della città e le architetture hanno alcuni principi profondi resistenti, legati alla cultura, ai caratteri dei luoghi e alla misura degli spazi; questi principi attraversano il tempo e vengono continuamente rinnovati, in una dialettica che forma la nostra identità architettonica, insieme allidentità civile e culturale. Rispettare questi principi nel progetto della città e rielaborarli senza tradizionalismi, è una strategia molto più di successo, che non abbandonarsi alla creatività senza regole o, al contrario, soggiacere alle mille leggi contraddittorie, che in questo paese umiliano la progettualità, senza assicurare la conservazione dei nostri beni culturali o della qualità urbana. Davanti a noi si profila uno scenario incerto, ma diverso dal formalismo individualistico che ci ha ossessionati per trenta anni, e credo che torneremo a parlare di risparmio, di funzioni, di società, di scienza, di concretezza, e soprattutto di etica e responsabilità nei confronti della città, dei paesaggi e delle nostre radici culturali. In fondo, anche questo è uno sforzo per la sostenibilità, cioè per lasciare ai nostri figli un patrimonio culturale e una qualità urbana che non siano inferiori a quelli che abbiamo ereditato. Allora mi fa piacere che questo convegno si svolga eticamente un po in disparte dalle ribalte comunicative, nella mezza luce della ricerca vera e non dello spettacolo. A proposito, mettere un prato in piazza del Duomo non è un po come asfaltare piazza dei Miracoli o interrare il Canal Grande? Continuo a chiedermelo.
FIRENZE - LARCHITETTURA DI DOMANI
Un gruppo di giovani docenti della Facoltà di Architettura di Firenze ha organizzato un convegno sull'identità dell'architettura italiana, che si è svolto a Firenze. L'evento ha portato a una riflessione sulla crisi di un'estetica architettonica troppo formalista e individualista, che è stata criticata per essere priva di rapporti con la società e con i bisogni degli uomini. I partecipanti hanno cercato di ritrovare i principi del buon fare, rispettando l'ambiente, gli spazi e i caratteri delle città, la cultura e il modo di vivere e di pensare.
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