Caro Augias, sono un vecchio giornalista che ha dedicato alcuni anni di lavoro al tema dell'ambiente in tutte le sue espressioni: difesa del suolo, lotta all'inquinamento, tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ordinato sviluppo urbanistico e territoriale. I catastrofici eventi delle ultime settimane dalle alluvioni in Veneto e Campania al crollo di Pompei, che hanno dato occasione a Repubblica di promuovere l'ennesima, meritoria campagna mi hanno costretto a riaprire gli scaffali della memoria, dove ho riscoperto giacere cumuli di documenti: decenni di denunce, inchieste e proposte di intervento risanatore, dovute all'iniziativa delle associazioni ambientaliste (prima fra tutte Italia Nostra), all'impegno professionale di alcuni valorosi colleghi (primo fra tutti l'indimenticabile Antonio Cederna), alla partecipazione di ambienti accademici, studiosi, intellettuali, politici e parlamentari. Una lunga, appassionata, anche se a volte incompresa battaglia; che pure qualche risultato aveva prodotto: il rafforzamento di una coscienza ambientalista, alcune proposte di legge e provvedimenti di governo, l'istituzione dei ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali. Di tutto ciò non sembra restare traccia, né nel corpo martoriato del Malpaese né nella memoria della comunità. È amaro motivo di sconforto. Vito Raponi vito.raponifastwebnet.it L e ricordo anch'io le cento battaglie, quasi sempre perdute, in difesa del territorio: ultimo caso l'assurda sentenza su Punta Perotti a Bari. Spesso dimentichiamo, ha scritto Carlo Petrini su questo giornale, che l'unica ricchezza di cui il paese non potrà mai fare a meno è il nostro territorio e tutto ciò di cui, nei secoli, è stato cosparso. Ricordo Antonio Cederna e Giovanni Urbani. L'accanimento quasi doloroso con cui hanno cercato di risvegliare, di educare, i politici. Per anni Urbani ha cercato di imporre il concetto che il territorio e i suoi beni si curano con la prevenzione, non mandando la Protezione civile quando tutto è già perduto. C'è un esempio vicino, in pratica sotto gli occhi di molti responsabili: il parco dell'Appia Antica. Non c'è settimana in cui non si debba registrare un nuovo sfregio, un abuso, una costruzione, un ampliamento, una piscina che non dovrebbero esserci. Un giorno in cui dovevamo fare certe riprese per la tv, l'operatore non riusciva a girare la sequenza voluta per il troppo traffico di automobili. Eravamo nella zona detta pedonale. Chi sarà colpevole, o responsabile? Il sindaco? La Provincia? La Regione? Il ministero? Viene, dico la verità, un sospetto peggiore: che della cosa non importi niente a nessuno. Salvo pochi moralisti pedanti che è facile ignorare e che la finiscano di rompere le scatole.
SE LA TUTELA DELLAMBIENTE NON È PIÙ UNA PRIORITÀ
Il giornalista Vito Raponi ricorda le battaglie per la difesa dell'ambiente e del territorio, iniziata negli anni '60. Ha scritto di come le associazioni ambientaliste, come Italia Nostra, abbiano denunciato gli inquinamenti e le distruzioni del paesaggio. Raponi ricorda anche l'impegno di colleghi valorosi come Antonio Cederna e Giovanni Urbani, che hanno cercato di educare i politici. Ha anche parlato del parco dell'Appia Antica, dove si registrano regolarmente abusi e costruzioni non autorizzate. Raponi è scettico sulla capacità dei responsabili di prendere misure efficaci per risolvere il problema, e sospetta che la cosa non importi a nessuno.
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