ROMA. Il Pd gioca la carta della mozione di sfiducia a Bondi, chiedendo che la Camera la esamini il prossimo 29 novembre. Un "anticipo" a sorpresa, visto che il 14 dicembre sarà l'intero governo a giocarsi il suo destino. Futuro e Libertà non scopre le sue intenzioni, ma fa osservare che la sfiducia ad un singolo ministro «rispetto alla crisi politica appare come un fatto più marginale». E intanto sul disastro di Pompei monta la polemica dopo che la scorsa settimana il Mibac ha diffuso sul suo sito web la relazione finale di Marcello Fiori, già commissario delegato all'area archeologica di Pompei. I numeri sono impietosi e anche se sono stati presentati in modo parziale, lasciano trasparire spese allegre e ingiustificate. L'Espresso ha subito confezionato un attacco ben calibrato: «Tra stipendi da record, consulenze, operazioni di marketing e bizzarrie in odore di Cricca, a Pompei ci hanno mangiato in tanti».Tutto al vaglio, già da questa estate, della procura della repubblica di Torre Annunziata. Cominciamo dalle spese per lo staff del commissario, 12 persone di cui non si conoscono né i nomi né le competenze, e dalle ambigue e inquietanti "spese diverse": un milione e mezzo più due milioni e 300mila euro, totale tre milioni e 800mila euro. Ma nella relazione ci sono molte altre voci che suscitano indignazione: 955mila per la visita multimediale della Casa di Giulio Polibio, un milione e 700mila euro per il cantiere didattico della Casa dei Casti amanti, 555mila euro per una pessima e poco visitata mostra sulla storia degli scavi e i fenomeni vulcanici, 792mila euro all'anno per l'avvio di laboratori ludici per bambini, 145mila euro per un percorso dedicato ai disabili realizzato però in modo invasivo ed esteticamente orripilante, 275mila euro per un corso di formazione sul volontariato tenuto da Legambiente, 547mila euro per un altro progetto multimediale e multisensoriale, 100mila euro per combattere senza successo il randagismo, 96mila euro per una ricerca di un mese sui visitatori degli scavi, 79mila euro per spedire alle ambasciate italiane due bottiglie del vino che si produce a Pompei e delle brochure. Il totale è imbarazzante. Certo, nel suo intervento alla Camera Bondi ha ricordato il miglioramento dei servizi per i visitatori, ma sono gli enormi sprechi per la comunicazione e il marketing che il ministro avrebbe dovuto spiegare. Oppure le ragioni di un succoso appalto affidato alla Wind: undici milioni e 600mila euro necessari a un nuovo impianto di videosorveglianza (quello esistente è tra l'altro recente), a un sistema pubblico di connettività, a una rete wi-fi, a un nuovo sito web. Spese superflue, che sicuramente nulla hanno a che vedere con la salvaguardia della città antica. Invece, Bondi ha formato un gruppo di lavoro, composto da illustri studiosi, per «affiancare la sovrintendenza e dettare le linee di intervento»: un nuovo commissariamento, ma meno aggressivo. Mentre servirebbe un sovrintendente a tempo pieno, che abbia a disposizione almeno un lustro e poteri rafforzati: così da poter riprendere il lavoro paziente di mappatura del rischio e di manutenzione quotidiana interrotto nel luglio 2008 con la proclamazione dello "stato di emergenza", che la Corte dei Conti ha giudicato inesistente. Infatti, non è vero che la sovrintendenza di Pompei si è dimostrata incapace di utilizzare le proprie risorse finanziarie. In media, dal 1997 al 2008, è stato impegnato dal cda presieduto dal sovrintendente Guzzo circa 1'85 di quanto disponibile. Queste risorse, però, sono state effettivamente spese solo in parte: a causa delle lungaggini burocratiche di cui i commissari hanno invece potuto fare a meno. Un sovrintendente, coi poteri speciali di un commissario: è questa, forse, la formula magica per Pompei. Del resto, i risultati straordinari dell'"Herculaneum Conservation Project" per gli scavi di Ercolano, in cui la sovrintendenza è stata affiancata dal Packard Humanities Institute e dalla British School at Rome, sono la dimostrazione di come l'attuale sistema di governance per gestire i siti vesuviani va migliorato e non stravolto. Un progetto che, in dieci anni, ha consentito prima interventi della massima urgenza, poi azioni mirate e sistemiche per ridurre le cause del degrado. È da irresponsabili, invece, smantellare l'esistente per avventurarsi in soluzioni poco meditate: la fondazione annunciata da Bondi, imposta senza considerare le alternative possibili, senza valutare attentamente il funzionamento della sovrintendenza autonoma introdotta nel 1997 da Veltroni e l'accorpamento delle sovrintendenze di Pompei e di Napoli voluto dieci anni dopo da Rutelli.