«Ho disegnato una nuova tramvia per la città. Sospesa a mezz'aria la troverete nel romanzo che sto scrivendo» Tradizione e innovazione «Avete un brand, che è quello della cultura classica. Ma attenzione a non farne una gabbia. Celebrare matrimoni agli Uffizi, perché no?» È in Italia da due anni, vive nelle Langhe con la sua famiglia, ma ora sta lanciando un ponte con la Toscana e con Firenze in particolare. «Mi interessa molto la realtà produttiva di questa città» dice a caldo Chris Bangle, guru del car design, famoso per aver rivoluzionato il brand Bmw, dopo un passaggio in Fiat, e invitato ieri a Florens per tenere una lectio magistralis dal titolo Il design è difficile, grazie all'interessamento della Fondazione Targetti. Titolo provocatorio di un uomo spesso controcorrente che sullo sviluppo della nostra città sembra avere le idee ben chiare. Tanto che già ieri sera, dopo il bagno di folla in Palazzo Vecchio, si è fermato per un incontro informale con Dario Nardella «per fissare tempi e modalità per la realizzazione dei dehors della nostra città» dice lo stesso vicesindaco che aggiunge: «Per ora non abbiamo altri progetti con lui, partiamo da questo e poi si vedrà». Bangle fa parte della commissione che giudicherà i 56 progetti arrivati in Comune e detterà le linee guida che decideranno come saranno gli arredi urbani dei locali cittadini. Ma non basta, perché in attesa di mettere a punto quel progetto ha già ipotizzato e disegnato una futuribile linea tramviaria per le nostre strade «che ci spiega dovrebbe stare sospesa a mezz'aria, per non intralciare il traffico, utilizzare come fermate appartamenti acquistati lungo il percorso dal Comune e funzionare grazie al sistema del giroscopio, un dispositivo che consentirebbe al tram di restare sospeso». Un progetto futuribile? Può darsi, ma non tanto da non poter essere presente, con tanto di disegni firmati dallo stesso Bangle, nel libro che il designer sta scrivendo in questo periodo: «Sarà un romanzo in cui racconterò la vera storia del car design e del mio lavoro dentro all'industria delle automobili. Solo in un romanzo potevo raccontare tutta la verità» aggiunge ridendo. Sì, ridendo, perché una delle caratteristiche di questo italiano, sposato da 26 anni con una svizzera e diventato da due anni cittadino italiano, è lanciare provocazioni col sorriso sulle labbra. Per esempio quando gli si chiede come vede Firenze, che modello di sviluppo immagina per l'arte in questa città o cosa ne pensa dell'ipotesi di portare i privati dentro alla gestione dei beni culturali lui risponde placido: «Penso che il brand Firenze sia quello della classicità, ma state attenti a non rimanere incatenati dentro a questa identità, i brand a volte sono fortezze strette. I privati, perché no? Se ben equilibrati con il pubblico? Spostiamoci solo di qualche chilometro, parliamo del Colosseo. Il lunedì è chiuso? Se qualcuno volesse farlo, si potrebbero pure organizzare dei matrimoni». Strabuzziamo gli occhi: «Matrimoni, pure qui agli Uffizi?» «Non so dice lui ma perché no? Insomma l'arte per sua natura non deve essere tranquillizzante ma di rottura. Io Firenze l'ho attraversata anni fa a bordo di un'auto d'epoca per le mille miglia e la gente non mi sembrava turbata, anzi era contenta. Dico di più: per dare nuovo impulso all'arte (e il design è arte) bisogna ripartire dagli esseri umani e dal rapporto tra le persone. Norme, regole, leggi ci vengono in soccorso quando questa dimensione viene meno. Per Firenze vale uguale. Si resta immobilizzati sulla sua identità passata quando non ci si fida di ciò che sono capaci di fare gli uomini della contemporaneità». Partendo da queste premesse, come saranno i dehors, scelti da Bangle?